SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Camillo Berneri. Tra anarchismo e liberalismo

Carlo De Maria

Milano, Franco Angeli, pp. 205, euro 20,00 2004

La personalità complessa e difficile di Camillo Berneri, che si autodefinì ?anarchico sui generis?, è già stata affrontata in vari lavori da studiosi specializzati nell'anarchismo quali Pier Carlo Masini, Giampietro Berti e Pietro Adamo. Accanto ad essi sono fiorite, nel corso di decenni, molte pubblicazioni rievocative e altre risultati di convegni e incontri di studio. La fonte di ricerche principale è stata, quasi sempre, la mole di materiali conservati nell'Archivio Famiglia Berneri, ora associato alla Biblioteca comunale ?Panizzi? di Reggio Emilia. L'Archivio, che appare con la dicitura delle famiglie Berneri e Chessa, ha trovato ospitalità e sostegno in una struttura stabile e sta diventando centro di studi e pubblicazioni. Qui ha indagato efficacemente il giovane De Maria, allievo di Mariuccia Salvati, che è stato uno dei primi a utilizzare una recente acquisizione di documenti giunti dalla raccolta parigina di Giliana Berneri, figlia di Camillo. Egli ha condotto inoltre un lavoro egregio anche in archivi privati e presso l'Archivio Centrale dello Stato. Qui sono confluiti migliaia di documenti che attestano la minuziosa opera di sorveglianza (e di provocazione) messa in atto dal regime fascista, che considerava la frenetica attività berneriana come un pericolo costante. E non a torto, se consideriamo che ?l'intellettuale amante dell'azione? era impegnato, in mezza Europa, in una serie di tentativi di attacco violento agli esponenti fascisti, nella denuncia dell'apparato spionistico, nell'organizzazione di combattenti anarchici (e non solo) nella guerra civile spagnola. L'autore presenta opportunamente l'originalità delle analisi e delle intuizioni di Berneri che, assillato dai problemi della sopravvivenza in un ?esilio senza tregua? dal 1926 al 1937, manteneva collaborazioni, e dibattiti, con Gaetano Salvemini, Paolo Gobetti, Carlo Rosselli, Fernando Schiavetti, Silvio Trentin, oltre che con i principali leader anarchici, da Luigi Fabbri a Errico Malatesta. La sua soppressione nelle tragiche giornate barcellonesi del maggio 1937, attribuita ad agenti staliniani, decapitò il movimento libertario di lingua italiana di uno dei rari intellettuali in grado di elaborare nuove versioni dei fondamenti teorici ottocenteschi. Non risulta comunque del tutto convincente l'interpretazione proposta da De Maria, simile a quella sostenuta con enfasi da Pietro Adamo (curatore di Camillo Berneri, Anarchia e società aperta. Scritti editi e inediti, Milano, M&B, 2001), di un pensatore da ?avvicinare all'antifascismo liberale? (p. 198) per le sue critiche all'autoritarismo comunista e la rivendicazione di un giudizio politico indipendente da qualsiasi disciplina di movimento. Sarebbero forse da smorzare gli entusiasmi di chi ritiene di essere il primo ad aver accostato pensiero ed azione nello studio di Berneri (p. 194), mentre va riconosciuta una notevole dedizione filologica sulle riproduzioni, talora erronee, dei testi dell'anarchico. La ricostruzione della concitata fase spagnola avrebbe guadagnato da più ampi riferimenti bibliografici per contestualizzare il particolare ?problemismo? berneriano che qui trova l'ultima occasione di esprimersi.


Claudio Venza