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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un esule polacco in Italia. Wladislaw Sas Kulczycki (1831-1895)

Carlo M. Fiorentino

Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano-Archivio Guido Izzi, pp. 2003

Approccio biografico che illumina sui rapporti Stato-Chiesa, narrazione di un esilio come momento sì frustrante e penalizzante ma anche come occasione di ampliamento di contatti, di nuove forme di gestione della politica, di una integrazione fattiva nel contesto italiano, sono questi i tratti salienti del volume, basato su una seria ricerca in archivi nazionali ed esteri. Il conte Kulczycki, esponente cattolico-liberal-nazionalista, configura il non facile rapporto del mondo polacco con Pio IX (già oggetto degli studi di Giacomo Martina del 1986 e 1990, di August Bernhard Hasler del 1977, Victor Conzemius del 1981, Christoph Weber del 1978) e con Leone XIII, nel panorama europeo delle nazionalità: dalla resistenza ai tentativi di snazionalizzazione dello zar Alessandro II alla critica alla politica pontificia nel 1860 fino alla collaborazione con lo Stato italiano, Kulczycki costruisce legami di amicizia e di collaborazione e svolge sempre più un ruolo di ?mediatore'. La frequentazione di ambienti italiani ed ecclesiastici consente un duplice gioco politico che è segno dei tempi e che ha la sua giustificazione ideale in una costante aspirazione alla liberazione e dell'unità della Polonia, subordinando a questo fine la stessa religione. Le tappe di questo percorso, supportato da una costante attività intellettuale e giornalistica e dai contatti con l'emigrazione polacca in Italia, sono l'insurrezione di Varsavia del 1863, l'espulsione nel 1868 dallo Stato pontificio, l'attività di osservatore del Concilio Vaticano I, di informatore vaticano del ministro degli Esteri Visconti Venosta e del governo Depretis, la partecipazione da intellettuale militante alle fasi della Questione d'Oriente, la lunga amicizia con l'autore di una Storia della Polonia, Cesare Correnti, col quale Kulczycki condivise affinità culturali e interessi affaristici e speculativi nel panorama nazionale e internazionale del secondo Ottocento. Nelle varie fasi il conte fu anche capace di mantenere un'autonomia di giudizio ora opponendosi alla politica della Santa Sede, ora esprimendosi a favore degli interessi della Chiesa, come nel caso della soppressione delle corporazioni religiose romane dopo il 20 settembre 1870. La storia diplomatica, rivissuta attraverso i circuiti personali, svela la complessità di giochi politici che condussero alla creazione di percorsi nazionali, frutto di ideologie e di interessi incrociati. La vicenda di un lungo esilio è anche quella di una felice integrazione individuale e familiare nel contesto italiano.


Renata De Lorenzo