SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il qualunquista. Guglielmo Giannini e l'antipolitica

Carlo Maria Lomartire

Milano, Mondadori, 185 pp., euro 18,00 2008

L'antipolitica ha goduto negli ultimi anni di un'attenzione crescente, soprattutto, ma non solo, da parte di attori politici che ne hanno adottato toni e argomentazioni, o che, al contrario, ne hanno stigmatizzato il «ritorno». Malgrado quello che spesso si è sentito ripetere, tuttavia, essa non rappresenta un fenomeno caratteristico dell'attuale stagione politica. Né, a ben guardare, può essere considerata semplicemente come una conseguenza sintomatologica di una fase di crisi di consenso per la democrazia, generata dall'inefficienza e dall'inadeguatezza morale della classe politica.Non è senza significato, da questo punto di vista, che una delle più originali e virulente esperienze antipolitiche sia stata quella che ha vissuto la sua breve ma intensa parabola nell'immediato secondo dopoguerra. In una fase politica, dunque, caratterizzata da grandi contrasti, ma anche da un'indiscutibile tensione morale e da un'ineguagliata apertura di credito da parte dell'opinione pubblica nei confronti della democrazia.Il principale interprete del sentimento antipolitico in quella fase fu, come noto, Guglielmo Giannini, istrionico autore di commedie teatrali trasformatosi in giornalista, prima, e in leader di partito poi. La sua repentina affermazione e il suo altrettanto veloce declino sono stati già studiati, anni fa, da Sandro Setta, che ha fornito un'interpretazione assai convincente del fenomeno qualunquista. Dopo di allora, alcuni altri saggi hanno analizzato aspetti specifici della vicenda politica di Giannini e del suo movimento. Carlo Lomartire offre oggi una biografia complessiva del «Fondatore», raccontandone sia il percorso umano sia quello politico. Una biografia pronta a mettere in luce limiti e incoerenze di un'esperienza politica anomala, ma attenta anche a fornire elementi per superare l'accezione diffusamente negativa che lo stesso termine «qualunquismo» si è col tempo guadagnata.La chiave interpretativa adottata da Lomartire è, infatti, quella di collocare l'impegno antipolitico del commediografo napoletano, pur con le dovute cautele, nell'alveo del pensiero liberale. Un liberalismo «istintivo» e «rozzo, se si vuole» (p. 146), eccessivamente condito di intemperanze lessicali, ma capace di coagulare attorno a sé ampi consensi. Capace soprattutto, secondo l'a., di anticipare alcuni dei principali cavalli di battaglia di forze politiche attualmente impegnate sulla scena nazionale.Il tentativo di recuperare al dibattito attuale il contributo del qualunquismo, tuttavia, sembra portare l'a. a qualche eccessiva benevolenza nei confronti di Giannini, alla cui ingenuità viene molte volte ricondotto quello che in certi casi sembra più assimilabile a populismo demagogico e, in certi altri, a un politicissimo manovrare in cerca di spazi da poter occupare. Obiettivo, quest'ultimo, che Giannini perseguì attraverso un'iperbolica difesa della «Folla» contro il «torchio» della politica: una strategia anch'essa politica, che se da un lato lasciava trasparire un amore per la libertà di stampo vagamente anarchico, dall'altro era però chiaramente intessuta di un individualismo assoluto, interessato sopra ogni altra cosa al guicciardiniano «particulare».


Matteo Truffelli