SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La stabilizzazione incompiuta. Il piano Marshall in Italia (1947-1952)

Carlo Spagnolo

Roma, Carocci, pp. 297, euro 21,17 2001

Al piano Marshall gli storici continuano a dedicare particolare attenzione (si veda la rassegna di Kathleen Burk, The Marshall Plan: Filling in Some of the Blanks, in ?Contemporary European History?, vol. 10, n. 2, July 2001, pp. 267-94). Le ricerche relative hanno però spesso risentito non solo delle divergenze interpretative tradizionalmente associate con l'analisi della guerra fredda, ma anche di una serie più specifica di problemi, e in particolare della difficoltà di correlare l'attuazione del progetto a livello dei singoli Stati con l'evoluzione delle sue linee generali e del quadro internazionale. Il saggio di Carlo Spagnolo, basato su un'estesa ricerca archivistica e su un'accurata disamina dell'ampio dibattito storiografico sull'argomento, cerca di collocarsi proprio all'intersezione dei vari piani di analisi, definendo il piano Marshall come ?un processo transnazionale di riorganizzazione capitalista? (p. 22) e investigando il profondo intreccio tra la sua attuazione in Italia, gli sviluppi della scena politica nazionale, e i cambiamenti del sistema internazionale. Spagnolo condivide le tesi di quanti vedono nell'iniziativa dell'amministrazione Truman di varare un piano per la ricostruzione economica dell'Europa americana la cristallizzazione di una rottura già in atto da tempo nelle relazioni tra Washington e Mosca e l'inizio della guerra fredda. Ma rispondendo all'interrogativo sollevato da Alan Milward circa l'effettiva rilevanza del piano Marshall per la ricostruzione economica dell'Europa, egli conclude che gli aiuti ebbero un ruolo decisivo soprattutto sul piano politico, fornendo ai governi dell'Europa occidentale che più dipendevano dagli Stati Uniti ?una leva per riorganizzare la propria economia e orientare il consenso? e uno strumento per ?neutralizzare gran parte dei rischi politici connessi alla ripresa industriale e alla liberalizzazione del commercio? (pp. 142-3). Quanto all'importanza specifica dell'Erp per l'Italia, Spagnolo sottolinea più volte il ruolo della Dc come filtro tra sistema internazionale e sistema interno, mettendo chiaramente in evidenza le contraddizioni con cui De Gasperi dovette fare i conti nel mediare le spinte provenienti dagli Stati Uniti, o più in generale dal sistema occidentale in cui l'Italia ambiva a inserirsi, con le divergenti richieste del partito e della maggioranza di governo. Ne derivò una formula politica di compromesso che mirava ?all'isolamento dell'estrema sinistra? e ?a un uso selettivo delle risorse pubbliche per attutire i costi dell'integrazione nel mercato occidentale? (p. 188); che rinunciava inoltre a dare la priorità alla modernizzazione industriale e che proprio per questo provocò spesso le critiche degli americani. Muovendosi su vari piani di analisi storiografica, da quello generale delle origini della guerra fredda a quelli più specifici della storia economica europea e della storia politica italiana, il volume riesce a ricostruire con efficacia i nessi tra i diversi livelli e fornisce nell'insieme un contributo importante all'analisi di un periodo cruciale per la studio del dopoguerra.


Leopoldo Nuti