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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Scioperi e conflitti sociali nell'Italia liberale. La relazione finale della commissione ministeriale d'inchiesta sugli scioperi (1878)

Carlo Vallauri

Edizioni Lavoro, Roma 2000

Quando un nuovo fenomeno sociale si manifesta tra i precedenti spesso le classi dirigenti si trovano in imbarazzo nel coglierne i contorni e nel valutarne il significato. A tale doppio travaglio ci riconduce la pubblicazione della relazione conclusiva della commissione d'indagine sugli scioperi disposta nel febbraio 1878 dal secondo ministero Depretis ed affidata dal Ministro dell'Interno Crispi ad una commissione di parlamentari, magistrati e studiosi che, guidata da Francesco Bonasi, concluse i suoi lavori nel marzo 1879. La relazione ci restituisce, infatti, l'immagine di un movimento sindacale ai suoi esordi, che inizia a caratterizzarsi per l'azione di "resistenza" all'interno di un più ampio associazionismo sociale. Del resto, proprio in seguito allo svolgimento degli scioperi (se ne contarono 634 dal 1860 al 1878) le classi dirigenti liberali avvertirono la presenza di peculiari coalizioni di lavoratori. Degna di rilievo, oltre all'analisi degli scioperi nel Biellese, è l'attenzione dedicata dalla commissione ministeriale all'organizzazione dei tipografi che intendeva conseguire il "benessere dei soci" (p. 67) attraverso il rispetto di tariffe proposte ai proprietari delle tipografie; le loro associazioni fondate su contributi volontari agivano senza compiere violenze, con l'obiettivo di coinvolgere il maggior numero di operai. "Può dirsi che - notava la relazione - l'associazione dei tipografi, rivendicando il diritto di ricorrere alla coalizione, non ha fatto che precorrere la riforma già annunziata dal progetto del nuovo Codice Penale" (p. 69). Si coglieva, così, il fenomeno innovatore di un soggetto collettivo capace di trasformare anche la realtà dei diritti; ben lontano da quegli accadimenti in cui gli scioperi erano addebitati ancora al vizio dell'alcolismo. Nello stesso tempo, si voleva mettere in guardia contro l'esempio dei tipografi, "perché l'organizzazione di codesti operai è in sostanza l'esatta riproduzione delle Trades Unions inglesi" (p. 71). Una riflessione, questa, che c'interroga sul percorso che ha invece portato il sindacalismo italiano a collocarsi per molto tempo in una posizione subordinata dell'arena della società politica. Il testo della relazione, inizialmente destinato alla collana "Biblioteca per la storia del lavoro e dell'organizzazione sindacale Testi e documenti", è stato curato da Carlo Vallauri, per lungo tempo docente di storia dei movimenti sindacali, che introducendo il volume analizza e approfondisce le caratteristiche, le cause e la diffusione degli scioperi nel primo ventennio dell'Italia unita. Resta un libro, dunque, sulle classi dirigenti liberali e sull'esperienza sindacale italiana; testimonianza di un rinnovato approccio storiografico, che a buona ragione mette al centro della propria attenzione l'esigenza di cogliere la natura e l'evoluzione del movimento sindacale per rintracciarne i legami con la più ampia storia dell'Italia contemporanea.


Andrea Ciampani