SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Chiesa e nazione in Spagna. La dittatura di Primo de Rivera (1923-1930)

Carmelo Adagio

Milano, Unicopli, pp. 281, euro 12,00 2004

Una grande tensione anima questo bel libro che per certi versi appare irrisolto. L'autore infatti cerca di tenere insieme due aspetti diversi e che per certi versi non sono omogenei tra loro. Vi è da una parte una ricerca ? importante ? sul ruolo e l'evoluzione dell'atteggiamento della Chiesa spagnola nei confronti della dittatura di Primo de Rivera, attraverso una ricerca compiuta su fonti inedite, circolari e lettere pastorali, con una grande attenzione anche ai riti, alle cerimonie e alle liturgie e al modo in cui questi sono stati utilizzati nel rapporto tra Chiesa e potere politico nella Spagna degli anni '20. Dall'altra, altrettanto importante, vi è una riflessione più complessiva, e di sintesi, in cui si può trovare non solo la politica, ma anche l'economia e la società, sulla dittatura di Primo de Rivera, a partire dalla valutazione che questa sia stata ?il mezzo utilizzato dal potere egemonico durante la restaurazione per ristabilire il principio di autorità? (p. 12). Il libro si articola in cinque capitoli, che illustrano l'evoluzione del sentimento antiliberale della Chiesa spagnola, i limiti del sistema liberale e il progressivo avvicinarsi e successivamente l'allontanarsi della Chiesa spagnola dal progetto autoritario e dittatoriale di Primo de Rivera, con un gioco di specchi che l'autore riesce a rendere molto bene, tra gli immaginari politici della classe dirigente della Chiesa e quella politica su ipotesi diverse di organizzazione della società e della politica in Spagna. Un gioco di specchi che se inizialmente fa della Chiesa uno dei principali sostenitori del regime, trova invece la Chiesa sempre più tiepida nei confronti del dittatore nel periodo successivo, e contribuisce alla conclusione dell'esperimento dittatoriale. La tesi principale del libro è che nell'articolarsi di questo rapporto si possano trovare le ragioni dell'atteggiamento della Chiesa negli anni della guerra civile e, successivamente, del franchismo (p. 10). Il tema del rapporto tra Stato e Chiesa e il modo in cui viene trattato permette di riflettere sull'articolazione dei passaggi che portano un regime politico (in questo caso lo Stato liberale) a divenire, o meno, uno Stato laico, e sul rapporto che questa laicità presuppone tra Stato e società, oltre che tra Chiesa e società, e su quello che la reazione confessionale può provocare o può richiedere al fine di mantenere il proprio potere. Nel libro però non vi è solo questo. Una delle questioni che l'autore affronta, che può interessare profondamente il pubblico italiano e indurre a riflessioni non scontate, è quella del rapporto tra Primo de Rivera e Mussolini e, attraverso questo parallelismo (indotto del resto dagli stessi protagonisti, che vi hanno fatto riferimento in più occasioni), ma anche attraverso l'illustrazione del progressivo stabilizzarsi della dittatura spagnola, di una analisi del fallimento del sistema liberale nei due paesi, un fallimento che rappresenta un punto di arrivo di grande importanza e con pesanti conseguenze per tutta l'Europa di quegli anni.


Giulia Albanese