SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il tradimento di Taras Liebknecht, comandante della «Volante Azzurra»

Cesare Bermani

Roma, Sapere, 142 pp., Euro 11,90 2007

Il 22 dicembre 1944 il tribunale di guerra della II Divisione d'assalto Garibaldi, operante nel Verbano-Cusio-Ossola, emette una sentenza di condanna a morte nei confronti di Nello Sartoris, nome di battaglia Taras Liebknecht, comandante del reparto «Volante Azzurra». L'accusa, gravissima, è di tradimento, per aver avuto contatti e abboccamenti con alcuni ufficiali della Decima Mas. Il saggio che ricostruisce l'intera vicenda, scritto da Cesare Bermani, tra i fondatori dell'Istituto «Ernesto De Martino», che in varie pubblicazioni si è occupato della Resistenza in provincia di Novara e delle storie degli italiani mandati a lavorare nel Reich nazista, viene ripubblicato a più di trent'anni dalla prima edizione. Al testo originale sono state apportate alcune correzioni e aggiunte riproduzioni di carte d'archivio che permettono di inquadrare l'avvenimento in una cornice più ampia.Facendo riferimento a numerose testimonianze orali e a documenti conservati negli archivi privati dei comandanti della Divisione d'assalto «Garibaldi», l'a. descrive con gran dovizia di particolari la figura del Sartoris, che si era fatto strada tra i partigiani del Verbano non solo e non tanto per il suo coraggio, quanto per le sue spacconate condite da una buona dose di bugie e di esagerazioni (come quelle di aver ucciso una donna, di aver fatto parte della Legione straniera e di essere parente diretto dello spartachista Karl Liebknecht, mentre in realtà la scelta del suo nome di battaglia era dovuta più a letture raffazzonate). Emerge dunque la descrizione di un personaggio che più che dagli ideali della lotta contro l'occupante o dalle convinzioni politiche è mosso dallo spirito di avventura e dall'effervescenza del momento: spinto dal calcolo e dall'opportunismo Taras nel corso dei primi mesi di guerra partigiana accoglie nel reparto a lui affidato anche semplici delinquenti che non esitano a compiere soprusi e rapine. Sino all'atto finale, quando spinto dal fratello militante in una formazione «repubblichina», Taras cerca di mettersi d'accordo con i fascisti della Decima Mas per dare vita ad una formazione mista di combattenti che avrebbe dovuto essere paracadutata in Romagna per condurre azioni di guerriglia contro gli inglesi, considerati il nemico principale tra i belligeranti in Italia. Il pregio di questo volumetto è quello di fare luce su una vicenda scomoda per tanti anni dimenticata dalla vulgata ufficiale. Il rigore nel vaglio delle fonti, dimostrato da Bermani, dovrebbe essere quello normalmente utilizzato da chi si occupa di approfondire lo studio delle pagine più controverse della «guerra civile», spesso trattate in superficiali ricostruzioni giornalistiche.


Andrea Villa