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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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«Per me sola». Biografia intellettuale e scrittura privata di Costanza Monti Perticari

Chiara Agostinelli

Roma, Carocci, 321 pp., euro 22,00 2006

A Costanza Monti Perticari sono state dedicate nel '900 due biografie, a firma di Maria Romano (1903) e di Maria Freschi Borgese (1940). Entrambe muovevano, come il romanzo Diletta Costanza di Fausta Garavini (1996), dall'intenzione di «riabilitare» la protagonista dalle varie accuse che l'avevano colpita. Alla figlia del sommo poeta Monti, che ventenne nel 1812 era andata in sposa al conte marchigiano Giulio Perticari, si erano rimproverati, tra l'altro, la pessima condotta di moglie e il rifiuto della maternità. Per altri versi, Costanza fu un esempio di modestia: studiò molto, acquisì notevoli competenze letterarie, ma considerò la scrittura un'attività privata. La coltivò «per sé sola», pubblicando pochi versi e concentrandosi piuttosto sulle corrispondenze e gli appunti autobiografici. È proprio scavando nella messe di carte inedite (soprattutto quelle conservate a Forlì e a Pesaro), che l'autrice cerca una nuova chiave di lettura di questa personalità inquieta.Il libro ? nato da una tesi di dottorato in Storia delle scritture femminili ? è diviso in due parti. La prima, dedicata ad analizzare il Rapporto con il mondo attraverso la letteratura, indaga sui rapporti di Costanza col padre (che la volle ben istruita, la inserì nella cerchia degli amici illustri, si preoccupò di concludere una conveniente trattativa matrimoniale) e con la madre Teresa Pikler, il cui temperamento pragmatico fu all'origine di un dissidio che non trovò riparazione neanche quando Costanza ne assistette amorevolmente l'agonia. I rapporti con Perticari cambiarono nel tempo: l'unione sembrò dar vita a un mirabile sodalizio intellettuale prima che l'apparizione di un figlio naturale del conte, la morte del loro bambino e il deterioramento delle relazioni di lei col notabilato pesarese oscurassero gli ultimi anni. Costanza tornò a Milano dopo essere rimasta vedova, e qui si barcamenò in precarie condizioni economiche finché non morì per un cancro al seno nel 1840.Nella seconda parte (La costruzione di sé attraverso la scrittura) Agostinelli mostra con gli strumenti dell'analisi testuale come nella maturità Costanza intraprese consapevolmente un itinerario di perfezionamento ? ispirato allo stoicismo antico ma anche al personalissimo culto mariano ? per legittimarsi con se stessa e presso i corrispondenti. In quelle carte risuona il disagio di una soggettività imprigionata tra l'antico e il nuovo, che soffriva per non aver soddisfatto le aspettative della società e che aveva accettato ? pur intuendo la possibilità di un'alternativa ? i valori del riserbo, della rinuncia all'autonomia e alla «gloria» prescritti alle donne di famiglia (per quanto fossero già diverse le scrittrici che conciliavano doveri privati e attività intellettuale pubblica). La ricostruzione biografica e l'analisi delle scritture procedono per lunghi tratti su binari autonomi, dando a volte l'impressione di una eccessiva separazione tra la vita e le opere della protagonista. Dal presente volume potrebbe, operata una più sistematica fusione tra i diversi approcci, nascere un utilissimo lavoro a tutto tondo su una voce femminile sospesa tra involontaria ribellione ed eroica rassegnazione.


Maria Pia Casalena