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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'«opera d'inchiostro». Storia editoriale della narrativa di Guerrazzi (1827- 1899)

Chiara Biagioli

Firenze, Società editrice fiorentina, 290 pp., euro 15,00 2006

Ventidue capitoli per altrettante, diverse storie di libri: dal Guerrazzi più noto, quello dei primi romanzi storici, sino al recupero postumo, sui giornali e poi in volume, del Secolo che muore, l'autrice propone una documentata ricognizione, spinta per un venticinquennio oltre la morte, attorno alle vicende editoriali dell'opera guerrazziana. Vengono così presi in considerazione modi e tempi di composizione, trattative editoriali, ruolo e impatto di strategie commerciali e delle edizioni non autorizzate, peso della censura e della circolazione clandestina; ma anche, da una parte, la produzione libraria nella sua materialità, e, dall'altra, le diverse tipologie della scrittura di Guerrazzi nel loro rapporto con un proposito etico-politico dominante, e con le varie opportunità via via offerte dal mercato editoriale.Oltre che su di una indagine molto estesa sul materiale a stampa, questo studio si basa su un largo esame dei carteggi, con significative acquisizioni. Valga, come esempio, una lettera «antimanzoniana» del 1868 ? «rimasi contristato che un artista come il Manzoni adoperasse la nobile arte sua a lodare uomini e cose, che a scaraventare giù nello inferno non basterebbe a saldarne il conto. Il Manzoni con tanta ala d'ingegno nocque alla umanità, e si condannava alla sterilità; sì, sembra che Dio del malversato intelletto si sia vendicato col colpirlo di paralisi: un libro e basta; la sua fecondità sarebbe stata perniciosa» (p. 10) ?; ma sono interessanti anche vari documenti relativi al progetto ed alla parziale realizzazione delle Vite degli uomini illustri, nel corso degli anni Sessanta.Nell'ambito di una concezione militante della pratica letteraria ? «tutta la vita avversai preti, e tedeschi stranieri» (p. 227), Guerrazzi cercò, con una certa duttilità, di «assicurarsi tutte le possibilità e tutti gli spazi editoriali» (p. 14), ma in modo empirico, senza porsi con una certa sistematicità la questione dei moderni aspetti dell'attività editoriale, salvo che per la netta precisazione, affidata, nel 1854, ad una battuta polemica: «gli scritti non sono lavori ma opere» (p. 118). Da un punto di vista storico-letterario, oltre alla valorizzazione di alcuni frammenti di riflessione guerrazziana, saranno da ritenere le notizie sulla lunga fortuna editoriale dei principali romanzi storici nell'editoria popolare, e sulla più difficoltosa circolazione iniziale degli scritti satirici, nonostante il rilievo attribuito a questo aspetto dell'attività di Guerrazzi.In altri ambiti, il volume fornisce vari elementi che concorrono ad illustrare il complesso rapporto intrattenuto con Mazzini ? e penso soprattutto, qui, alla composizione dell'Assedio di Roma, dedicato alla Repubblica del 1849 ?; da notare anche la trattazione di alcune vite esemplari, nella prospettiva di rappresentare l'«Italia nelle sue molteplici vicende» (p. 217), e le discussioni alle quali questi scritti dettero luogo.


Mauro Moretti