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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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In difesa della famiglia? Divorzisti e antidivorzisti in Italia tra Otto e Novecento

Chiara Valsecchi

Milano, Giuffrè, pp. XV-284, euro 51,00 2004

Il volume ricostruisce il discorso pubblico sull'istituto del divorzio nell'Italia liberale, attingendo sia ai lavori parlamentari, sia all'ampia e meno nota letteratura civilistica. L'autrice, professoressa di Storia del diritto medievale e moderno presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Padova, prende le mosse dal regime giuridico del matrimonio civile configurato dal Codice Pisanelli e punta i fuochi analitici su alcuni momenti e figure centrali del confronto fra divorzisti e antidivorzisti: l'opera pionieristica all'insegna dell'emancipazione femminile di Salvatore Morelli; l'intensa progettualità legislativa dei primi governi della Sinistra storica e le forti resistenze suscitate tanto nella dottrina quanto nella società civile; il rinnovato protagonismo dei giuristi di fronte al successivo diradarsi delle iniziative parlamentari; ?le nuove fiammate? politiche di inizio secolo (1901-1903 e 1914-1920). L'andamento narrativo e il taglio giuridico del libro non impediscono la formulazione di una tesi interpretativa forte circa il fallimento dei tentativi di introdurre, accanto alla separazione legale, il divorzio nella legislazione del Regno d'Italia. Valsecchi mette in rilievo l'articolazione interna di entrambi i fronti e la preoccupazione condivisa per la salvaguardia del ?coniugio?. Fra i divorzisti sono individuabili due linee. La prima, minoritaria e portata avanti prevalentemente da radicali e socialisti, propugna lo scioglimento del matrimonio a partire da una concezione contrattualistica e in nome della libertà individuale. La seconda, maggioritaria e sostenuta in particolare dalla Sinistra liberale, propone la ?indissolubilità temperata?, presentando il divorzio come una forma giuridica eccezionale, limitata da una precisa casistica e funzionale alla soluzione dei problemi sociali. Nella stessa logica binaria, fra gli antidivorzisti, accanto all'agguerrita componente clericale, avversa anche al matrimonio civile, sono presenti numerose personalità ? fra le quali Antonio Salandra e Carlo Francesco Gabba ? che sostengono la natura giuspubblicistica del vincolo matrimoniale e combattono il divorzio in nome del bene sociale. In questo quadro, la duplice sconfitta parlamentare dei disegni di legge ministeriali, avvenuta a distanza di vent'anni (1881-1884 e 1901-1903), va ascritta non solo alla vittoria del conservatorismo cattolico sul progressismo laico ? come sostenuto dalla storiografia degli anni Sessanta e Settanta, incline a proiettare all'indietro la contemporanea contrapposizione sui diritti civili ? ma anche e soprattutto alla cultura di ?difesa della famiglia? prevalente nell'universo civilistico e politico italiano. Tale propensione comune indebolisce irreparabilmente le ragioni di coloro che, come Tommaso Villa e, in entrambe le congiunture, Giuseppe Zanardelli e il suo gruppo politico, difendono le ?proposte minime? di divorzio, minate dalla loro intrinseca ?moderazione? prima ancora che dalle obiezioni degli avversari e dall'opposizione dell'opinione pubblica.


Gian Luca Fruci