SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Guerra assoluta. La Russia sovietica nella seconda guerra mondiale

Chris Bellamy

Torino, Einaudi, 840 pp., € 30,00 (ed. or. London, 2007) 2010

Il perdurante interesse per la partecipazione sovietica alla seconda guerra mondiale deriva dalla circostanza che essa richiese a questo paese, già sottoposto a prove terribili dalla rivoluzione bolscevica e dai suoi sviluppi, uno sforzo di mobilitazione, determinazione e sopportazione senza precedenti nella storia. L'a. si fa scrupolo di ricordare che lo stalinismo ha improntato delle proprie pulsioni, ossessioni e deplorevoli finalità, in Urss e in Europa orientale, anche gli anni di questa grande epopea (il trattamento riservato dall'Urss ai popoli baltici, a quelli caucasici, a quello polacco all'inizio e alla fine della guerra; quello inflitto dalle truppe sovietiche alle donne tedesche; la negligenza per le perdite umane del proprio esercito, qui minuziosamente ricostruite). L'apertura degli archivi sovietici gli consente di precisare ulteriormente le dimensioni di tali efferatezze. Ma gli archivi (e un senso comune storiografico, stabilitosi da tempo anche in Occidente) confermano anche un'altra faccia della verità: quella di un gruppo dirigente politico e militare capace di imparare dagli errori e dall'esperienza dello scontro con il nemico, di dare prova di un'alta (insospettabile, si direbbe) professionalità militare nella pianificazione ed esecuzione delle operazioni di guerra e infine, progressivamente dotato di talento logistico. Prezioso si rivela l'uso che Bellamy fa delle memorie di alcuni comandanti sovietici, come Zhukov e Rokossovskii, oggi restaurate nella loro integralità. Egli dà conto anche di aspetti del conflitto germano-sovietico non puramente militari: la diplomazia sovietica dal Patto del 1939 all'invasione; la partecipazione dei civili, con le sue luci e le sue ombre; quella delle combattenti sovietiche, ingente e importante; il ruolo delle truppe del pur famigerato Nkvd (la polizia politica) nell'assicurare alcuni successi dell'Armata rossa; l'azione del partigianato nelle zone dell'occupazione tedesca. Infine, egli argomenta fondatamente contro vecchi e nuovi luoghi comuni della letteratura storico-militare: l'attacco tedesco del giugno 1941 non fu un attacco «preventivo» contro un imminente attacco sovietico alla Germania; prima di Stalingrado, la svolta della guerra cominciò a profilarsi già nella battaglia di Mosca del dicembre 1941; Leningrado assediata cominciò ad aver ragione dell'accerchiamento tedesco fino dai primi mesi del 1942. Parte del valore del libro risiede nella sintesi e nella rielaborazione del lavoro del maestro di Bellamy, J. Erickson, e di altri studiosi. Come Erickson, egli è riuscito a spiegare la vittoria sovietica senza cadere in un'apologia del regime di Stalin, che affianca anzi, senza esitazione, a quello di Hitler. Ma egli mostra anche come la «guerra assoluta» costrinse quel regime a mettersi al servizio della causa nazionale e del fine della vittoria sul nemico e come esso si sia rivelato capace, in tale occasione, di organizzare e incanalare le grandi risorse del carattere nazionale russo.


Francesco Benvenuti