SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Die liberale Linke und das Schicksal der Dritten Kraft im italienischen Zentrismus 1947-1951

Christian Blasberg

Frankfurt am Main, Peter Lang, 567 pp., s.i.p. 2008

Lo studio della componente liberale nella storia della Repubblica italiana non ha goduto di grande fortuna presso gli storici, nonostante periodici tentativi di rilanciarne la centralità e una pubblicistica che specie negli ultimi tempi tende a propagandarne la grandezza. Questo studio di un giovane ricercatore tedesco riempie bene la lacuna, sfuggendo a qualsiasi sirena apologetica.Solidamente costruito su un'esplorazione accurata di un gran numero di fonti, il volume indaga la vicenda del Movimento liberale indipendente fondato nel gennaio 1948 da transfughi del Pli che non sopportavano più la deriva nettamente destrorsa e filomonarchica che gli aveva imposto il segretario Lucifero. La leadership era nelle mani di Nicolò Carandini e Mario Ferrara, ma nel movimento confluirono per un periodo anche gli uomini di Rinascita Liberale attorno a Panfilo Gentile e Leone Cattani, che si erano già dissociati dalla linea di Lucifero sin dal 1946.La caratteristica di questo gruppo fu quella di lavorare alla ricerca della mitica «terza forza» che avrebbe dovuto impedire quello che più tardi sarebbe stato definito come il bipartitismo imperfetto di Dc e Pci. In realtà, come Blasberg documenta benissimo, si trattò di una missione impossibile, per le diverse anime che convivevano sotto l'ombrello del liberalismo italiano: mancava a esse sia un leader unificatore (un Togliatti o un De Gasperi liberale, come ben dice l'a.), sia una cultura che facesse premio sull'individualismo dei singoli (tanto che il versante organizzativo del movimento fu sempre un mezzo disastro). La capacità di animazione intellettuale del gruppo fu notevole, soprattutto attraverso il settimanale «Il Mondo» che di per sé non era però espressione di quel movimento, ma in cui molti suoi membri finirono per riconoscersi. Da tanti punti di vista quella che Blasberg ricostruisce è la debolezza del liberalismo di sinistra italiano, spaccato di fatto fra le vaghe aperture alla socialdemocrazia e al Pri di Carandini (che non ne riceveva però in cambio vera attenzione e che ebbe una forte polemica con La Malfa) e l'ortodossia neoliberista sul piano economico di Panfilo Gentile che aveva nelle colonne del «Corriere» un suo punto di forza.Il libro segue con pazienza e rigore il lavoro del gruppo inserendolo ovviamente nel panorama dell'evoluzione del Pli e specialmente nella relazione con la segreteria di Bruno Villabruna (1948-1954), un abile «giolittiano» come viene giustamente definito per la sua capacità di rimanere in sella per sei anni cogliendo al volo gli ondeggiamenti delle varie maggioranze che si formavano nel Partito. Villabruna riuscì nel dicembre 1951 a riportare il Mli entro il Pli, senza peraltro riuscire veramente a integrarlo, sicché alla fine nel dicembre 1955 Carandini, Ferrara ed altri sarebbero usciti definitivamente dal partito dando vita al nuovo Partito radicale.Il volume è di grande interesse e presenta un ottimo lavoro di ricerca. È un peccato che la lingua tedesca possa essere un ostacolo a una sua ampia fruizione in Italia, perché si tratta di una pagina di storia importante, che ha lasciato segni sia culturali che di costume politico tutt'ora attivi nella nostra storia.


Paolo Pombeni