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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le origini della Soluzione finale. L'evoluzione della politica antiebraica del nazismo, settembre 1939-marzo 1942

Christopher R. Browning

con contributi di Jürgen Matthäus, Milano, Il Saggiatore, 616 pp., euro 35,00 (e 2008

Questo volume, parte di una serie denominata «Comprehensive History of the Holocaust » è uno studio della prima fase del genocidio nazista degli ebrei europei: come dice il sottotitolo, ricostruisce «l'evoluzione della politica antiebraica del nazismo» a partire dal settembre 1939 e la progressiva radicalizzazione della stessa, col passaggio dalla «Soluzione finale attraverso l'espulsione» immaginata nei primi anni di guerra alla decisione di sterminio presa nell'autunno 1941. Il punto di vista adottato è dunque quello dei «carnefici» e in particolare dei policy-makers al centro e in periferia; l'esperienza delle «vittime» e degli «spettatori» del genocidio viene programmaticamente esclusa dall'analisi (p. 11), né potrebbe essere altrimenti dato l'argomento su cui è focalizzato il volume e la natura delle fonti utilizzate ? vale a dire la documentazione prodotta dalle burocrazie implicate nel genocidio, di cui gli aa. dimostrano di avere un'approfondita conoscenza.Nel dettaglio, ampio spazio è dedicato dapprima alla Polonia, «laboratorio della politica razziale», e quindi alla pianificazione e al lancio della «guerra di annientamento» contro l'Unione Sovietica (alla quale si riferiscono i contributi di Jürgen Matthäus). La conquista di quei territori finì infatti con l'acutizzare la «questione ebraica» che in Germania i nazisti avevano tentato di «risolvere» attraverso l'emigrazione forzata. La «soluzione» genocida emerse, secondo Browning, nel clima di «euforia da vittoria» seguito ai successi militari sul fronte orientale dell'estate 1941, allorché la realizzazione dei chimerici piani di «ristrutturazione razziale» dell'Europa centro-orientale (che implicavano, e talvolta prevedevano apertamente, la morte di decine di milioni di persone) sembrava a portata di mano. Lo sterminio degli ebrei sovietici, avviato sin dai primi giorni dell'operazione Barbarossa, costituì il primo passo di un processo genocida che in seguito si estese alla Germania e a tutta l'Europa occupata, anche se fu realizzato con metodi diversi da quelli usati in Unione Sovietica, e in parte attinti all'esperienza del programma di «eutanasia» dei disabili portato avanti fino all'agosto 1941. La narrazione si conclude con la messa in opera dei campi di sterminio nel Governatorato generale, all'inizio del 1942, all'indomani della conferenza del Wannsee, mentre il libro si chiude con due riflessioni dedicate al ruolo di Hitler nel processo decisionale che portò alla Soluzione finale e all'atteggiamento dei «tedeschi comuni» nei confronti del genocidio.L'opera rappresenta senz'altro un punto fermo nella storiografia sulla Shoah: negli anni passati tra la comparsa dell'edizione originale dell'opera e la sua traduzione in italiano quest'ultima si è velocemente evoluta, sulla spinta di quello che resta uno dei più intensi dibattiti storiografici contemporanei, ma ciò non intacca i meriti e le acquisizioni di quello che resta un libro di grande importanza.


Antonio Ferrara