SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Luciano Bolis dall'Italia all'Europa

Cinzia Rognoni Vercelli

Bologna, il Mulino, 525 pp., Euro 35,00 2007

Il volume è una documentata e dettagliata biografia di Luciano Bolis, figura minore ma significativa dell'antifascismo democratico e del federalismo europeo. Figlio di una famiglia della media borghesia milanese, Bolis si conformò ai dettami dell'ideologia fascista, prima di avviare una lenta ma radicale conversione ai principi liberal-democratici tra la fine degli anni '30 e l'inizio degli anni '40. Scontata una condanna per attività cospirativa, si rifugiò in Svizzera, dove entrò in contatto con gli ambienti del fuoriuscitismo italiano e, in particolare, con i principali esponenti del neonato Partito d'Azione e del neonato Movimento Federalista Europeo. Rientrato in Italia, raggiunse le Brigate di Giustizia e Libertà attive in Liguria, per poi essere nuovamente arrestato e incarcerato. Finita la guerra, proseguì il proprio impegno politico, ricoprendo ruoli di dirigente nazionale, regionale e locale nel Partito d'Azione. Dopo lo scioglimento di questa formazione politica, partecipò ai vari tentativi di creare un socialismo autonomo sia rispetto alla Democrazia Cristiana sia rispetto al Partito Comunista e, soprattutto, cominciò a legarsi alle attività e alle iniziative federaliste promosse da Ernesto Rossi e da Altiero Spinelli. In questo ambito, tra la fine degli anni '40 e la fine degli anni '50, affiancò Spinelli alla guida del Movimento Federalista Europeo, occupandosi prevalentemente di questioni organizzative. Dopo un breve intermezzo come corrispondente da Parigi per la RAI, ricevette un impiego di alto funzionario presso il Consiglio d'Europa, per poi concludere la propria carriera all'inizio degli anni '90 in ruoli di dirigenza e di prestigio nelle principali organizzazioni federaliste italiane e europee.Grazie a un abile e scrupoloso utilizzo di un'impressionante mole di fonti primarie e secondarie, l'a. riesce a ripercorrere la vicenda umana e politica di Luciano Bolis collocandola opportunamente all'interno della più generale vicenda nazionale e internazionale. Tuttavia, essa non riesce a evitare, o forse non vuole, un approccio eccessivamente partecipe e militante all'oggetto della sua ricerca. Il risultato è un racconto agiografico, un'esaltazione delle doti umane e delle posizioni politiche di Bolis più che un equilibrato bilancio storiografico del suo pensiero e della sua attività. Altrettanto discutibile appare la scelta di privilegiare la dimensione psicologico-intimististica rispetto agli elementi più propriamente politici, sociali e culturali. Questa stortura, probabilmente indotta da un ricorso eccessivo e non sempre avveduto alle autobiografie, ai diari e alle interviste ai protagonisti, fa apparire il volume più un romanzo di formazione che una vera e propria biografia storica. Infine, nonostante uno stile asciutto e a tratti persino avvincente, la leggibilità e la coerenza narrativa del volume risultano compromesse dalla sua stessa struttura. Si presenta infatti scarsamente giustificabile la scelta di dilungarsi per 457 pagine sui primi trentacinque anni di vita per poi liquidare gli ultimi trentanove in sole 19 pagine.


Simone Paoli