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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il nostro maggio. All'origine della festa dei lavoratori: autobiografie e testimonianze da Chicago

Claudia Baldoli

Santa Maria Capua Vetere (Ce), Edizioni Spartaco, pp. 146, euro 12,00 2005

Negli ultimi anni la letteratura sulla storia del Primo maggio, dal 1889 giornata internazionale di festa e di lotta dei lavoratori, piuttosto che esaurirsi sembra essere stata oggetto di nuovo interesse da parte di autori che con studi dedicati a momenti particolari o a riletture più generali, con antologie ragionate di documenti o con altri strumenti sono tornati a sbalzarne l'importanza. Penso ad esempio ai lavori di James Green (Death in the Haymarket, Pantheon Books, 2006) e al romanzo storico di Martin Duberman (Haymarket, Chicago, tradotto nel 2005 dalle Edizioni Spartaco), dedicati a quei fatti di Chicago del 1886 che offrirono alla Seconda Internazionale lo spunto per costruire la ricorrenza. In questo ambito si colloca il volume di Claudia Baldoli, una ricostruzione ?in forma di dramma storico? (p. 24) centrata, più che sulle violenze del 4 maggio 1886 (quando, al termine di un comizio organizzato da anarchici e socialisti a Haymarket Square, una bomba scoppiò tra i poliziotti provocando una dura repressione e un bilancio di morti, feriti, centinaia di arresti), sul processo che ne seguì. L'autrice ha infatti analizzato e curato la traduzione di parte del consistente materiale processuale pubblicato dalla Chicago Historical Society sul sito http://www.chicagohistory.org/projects.html che, tra l'altro, apre l'accesso sia a un percorso di ricostruzione storica curato da Carl Smith, sia a migliaia di pagine di documenti relativi al processo celebrato contro gli otto manifestanti imputati. Nel novembre 1887 quattro di loro furono impiccati, uno si suicidò in cella prima dell'esecuzione, due vennero condannati all'ergastolo e uno a quindici anni di reclusione. Quando, nel 1893, il processo fu rivisto e gli otto assolti, le cinque vittime erano già diventate ?i martiri di Chicago?. I profili biografici degli imputati sono di per sé significativi; di fronte all'accusa stavano infatti un americano, un americano figlio di immigrati tedeschi e cinque immigrati di prima generazione, un inglese e quattro tedeschi. Tre di loro avevano parlato al comizio, tre lo avevano ascoltato, due non ci erano neppure andati; ma gli otto erano anarchici. L'autrice, dopo una presentazione degli accusati, ricostruisce gli eventi del 4 maggio prima di analizzare la composizione e l'atteggiamento della giuria. Quindi propone una selezione delle testimonianze presentate dall'accusa e una più breve antologia delle dichiarazioni rilasciate dai testimoni della difesa. Infine, Baldoli esamina la sentenza e dedica le tre pagine di Epilogo ai risultati della revisione del processo, con il riconoscimento della piena innocenza dei condannati e la concessione dell'amnistia da parte del governatore dell'Illinois: ?non lo fece come atto di clemenza, ma dimostrando come l'intero processo fosse stato una farsa? (p. 143). Il volume si chiude citando l'epigrafe posta alla base del monumento eretto nel cimitero dove sono sepolti i cinque impiccati, ben diversa da quella che accompagna la statua in onore dei poliziotti uccisi a Haymarket. Inizialmente collocata sulla piazza, distrutta più volte, è ora ben difesa nell'Accademia di polizia e visitabile solo su appuntamento.


Roberto Bianchi