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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le «signore del fascio». L'associazionismo femminile fascista nel Ravennate (1919-1945)

Claudia Bassi Angelini

Ravenna, Longo, 134 pp., euro 15,00 2008

Le forme e gli obiettivi dell'associazionismo femminile fascista a Ravenna durante il ventennio sono il cuore di questo volume, che ci offre un quadro che riflette sulle continuità e discontinuità presenti tra Stato liberale e fascismo, e che apre su degli spunti per una riflessione sulle stesse tra fascismo e repubblica. Il volume si articola in quattro capitoli, dedicati rispettivamente alla militanza femminile alle origini del fascismo, alle donne nelle organizzazioni di massa dello Stato fascista, alle organizzazioni femminili del regime e infine alle organizzazioni femminili militari.Il punto focale del libro è senz'altro costituito dal capitolo sulle «Massaie rurali», l'ambito nel quale, negli anni '30, il regime riesce a costruire la prima associazione femminile di massa, in una provincia, come quella di Ravenna, con una profonda esperienza associativa femminile anche in epoca liberale. Se precedentemente l'ambiguità dei rapporti tra emancipazionismo e fascismo, e la dipendenza delle associazioni femminili dalle gerarchie maschili, aveva per lo più ostacolato lo sviluppo di un associazionismo di massa per le donne, il successo delle «Massaie rurali», solo in parte replicato dalle Sold (Sezioni operaie e lavoranti a domicilio), è decretato dalla scelta di farne delle associazioni completamente gestite da donne, ma anche dal suo radicamento presso donne che conoscevano per la prima volta un'esperienza associativa. La gratificazione culturale, oltre che economica, offerta alle contadine del Ravennate ? non le braccianti, che se ne tennero per lo più a distanza ? è tanto più evidente in quanto l'adesione femminile nei centri rurali più piccoli ed isolati. Le massaie rurali costituirono per queste donne un momento di acculturazione conservatrice, ma anche di creazione di vincoli di solidarietà di genere che, a parere dell'a., fu determinante anche negli anni successivi al regime. Lo scoppio della guerra favorisce però due trasformazioni successive nell'associazionismo femminile. Nel primo periodo bellico, l'associazionismo femminile risulta vivificato dal conflitto, laddove, rapidamente, all'entusiasmo si sostituisce la disaffezione e l'allontanamento dalle associazioni del regime: ciò non toglie che durante la Repubblica sociale italiana l'associazionismo femminile, anche di tipo militare (pur con tutte le ambiguità della questione), sia ben presente, pur senza dimensioni di massa, in questa provincia.Complessivamente, non si può dire che il quadro che emerge dal volume costituisca un elemento di novità profonda rispetto alle sintesi generali di Victoria De Grazia e Perry Willson che ispirano anche il volume di cui si parla: tuttavia l'approfondimento di questa esperienza locale potrebbe ampliare il raggio delle ricerche su questi temi e indurre a riflettere in maniera più articolata sul rapporto tra le italiane ? e gli italiani ? e il fascismo. Emerge infatti in queste pagine, senza essere sufficientemente tematizzata, la complessità e l'ambiguità della categoria del consenso e del suo utilizzo come strumento interpretativoe di ricerca.


Giulia Albanese