SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Le ?due Italie?. La questione meridionale tra realtà e rappresentazione

Claudia Petraccone

Roma-Bari, Laterza, pp. XII-330, euro 20,00 2005

L'autrice ripropone la questione per eccellenza che ha animato diverse generazioni di studiosi e di politici dall'unificazione italiana a oggi. La scelta è di trattare il complesso argomento secondo la più classica linea storiografica, che vuole sia tenuta distinta la ?rappresentazione? ? cos'altro è, infatti, la questione meridionale? ? dalla ?realtà?: la storia delle idee sul Mezzogiorno dalla storia sociale e politica del Mezzogiorno. Tale ricostruzione del pensiero meridionalista non si svolge però necessariamente su sentieri noti, per quanto sia di per sé opera meritoria richiamare alla memoria delle generazioni più giovani il vastissimo patrimonio culturale meridionalista. Il libro è diviso in cinque lunghi capitoli, i primi tre sulla fase ottocentesca e giolittiana, gli altri due sulla parte pienamente novecentesca. Nel nostro caso questa divisione mette bene in evidenza gli aspetti fondanti del pensiero meridionalista ottocentesco nella loro relazione con la cultura politica nazionale, valida anche nel periodo successivo. Per esempio è ben sottolineata l'importanza che l'osservazione della realtà meridionale assunse nel progresso delle scienze sociali: si pensi solo al ruolo del laboratorio meridionale nello sviluppo del metodo ?positivo? nelle sue diverse accezioni, compresa quella antropologico-razzista; quest'ultima bollata proprio dai meridionalisti per l'inconsistenza scientifica, ma anche per il pericolo che comportava rispetto al processo di nazionalizzazione successivo all'unificazione nazionale. Nei due capitoli che trattano la parte novecentesca lo stile narrativo cambia: la ricostruzione della storia politica e sociale è più presente accanto alla storia delle idee; è certo una conseguenza del diverso contesto disegnato dalla società di massa nel quale si svolge il dibattito, della nuova capacità di intervento assunta dallo Stato. Accanto ai grandi intellettuali, da Gramsci a Saraceno, da Rossi Doria a De Martino si profila il protagonismo dei partiti politici, degli enti, primo fra tutti la Cassa per il Mezzogiorno. Prendono così corpo le fisionomie delle diverse parti del Mezzogiorno, secondo le distinzioni proposte da Rossi Doria, ma anche sulla scia delle diverse espressioni politiche o di una ricerca sociale che per la prima volta tentava di dissipare quel velo ideologico che tutto appiattisce dando finalmente volto e dignità al mondo dei ?cafoni?. A questi temi Petraccone dedica molte e interessanti pagine descrivendo quel processo che acquisisce definitivamente il meridionalismo alla tradizione politica democratica italiana; cosa che non era scontata nella tradizione ottocentesca. Il lavoro si conclude con la ricostruzione del dibattito storiografico degli ultimi anni sulla relazione tra storia del Mezzogiorno ed elaborazione meridionalistica, e forse qui andava messa in evidenza con maggiore forza la presa di distanza da parte di molta storiografia meridionale dal paradigma meridionalista (si pensi a Mezzogiorno senza meridionalismo di G. Giarrizzo o al lavoro di «Meridiana»). L'autrice invece preferisce collocare anche quest'ultima generazione di studiosi all'interno della tradizione meridionalista, il che in fondo costituisce sempre un titolo di nobiltà.


Rosario Mangiameli