SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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The historic imaginary. Politics of history in fascist Italy

Claudio Fogu

Toronto, Toronto University Press, pp. XII-267, $ 60,00 2003

Argomento del libro è il senso e destino di immagini e cose messe in mostra nell'Italia fascista: vecchie uniformi restaurate, con i fori delle pallottole ricuciti, per il Museo del Risorgimento di Milano; la figura del neonato Menotti, fatta aggiungere dal duce sul monumento equestre di Anita Garibaldi al Gianicolo; la camicia nera d'uno squadrista ucciso, esposta tra le camicie rosse garibaldine; volti di veterani della Grande Guerra, sfigurati dalle cicatrici; scenografie con statue di cera del popolino romano in osteria, per la Mostra dell'Ottocento; divise militari false in vetrina con quelle vere, nella Mostra garibaldina; i quattro enormi fasci metallici all'ingresso della Mostra della rivoluzione fascista, e poi le daghe romane, le bandiere, i fotomontaggi, teschi, aquile, stelle, colonne. Di queste immagini, di questi oggetti, e di molti altri, l'autore ha studiato come, quando e perché sono stati esposti, facendoli passare in una complicata macchina interpretativa, concepita con l'aiuto di due progettisti d'epoca, Georges Bataille e Giovanni Gentile (cap. I ed epilogo). Il nuovo allestimento del Museo del Risorgimento, ad opera di Antonio Monti, le celebrazioni garibaldine del 1932 e la loro pianificatissima eco sulla stampa e nei documentari LUCE, la Mostra di Roma nell'800 e quella della rivoluzione fascista (1932), escono dal congegno intepretativo di Fogu, prendono forma, acquistano spessore (cap. 2-6). Sono spie dell'immaginario storico fascista, di una visionaria politica della storia. Proprio nel 1932 si compie una prima fase evolutiva, in cui alla storia tradizionale, quella dei fatti che appartengono al passato, si sostituisce la storia che appartiene al presente, in cui gli eventi del regime, e in primo luogo la ?rivoluzione? del 1922, sono storici per loro natura. Nella seconda decade, invece, il duce non è più al centro della politica dell'immagine storica, Gentile è ormai un perdente, il modernismo fascista attraversato dalle avanguardie è sostituito dallo stile littorio. L'immaginario storico oscilla tra il passato romano e il futuro fascista. Lo scheletro della mai realizzata EUR 42, relitto romano di questa seconda fase, ispira all'autore il dubbio finale sulla sopravvivenza della visione fascista nell'immaginario attuale, postmoderno e post-storico. Il lettore sente che questo è un libro impegnato e meditato, in cui le fonti non solo sono studiate con fantasia e rigore, ma anche trasformate, fatte rivivere da quel congegno di cui si è detto (e quindi, in qualche misura, sempre sovrainterpretate). Ma che ne sarebbe dei risultati e della periodizzazione, se sul nastro della macchina di Fogu facessimo scorrere altri fatti, altri oggetti, gli scavi archeologici, l'Istituto di storia di Volpe anziché quello di De Vecchi, la Mostra della romanità di Momigliano (1937) o quella rinascimentale di Chabod e Cantimori (1939)? È un dubbio a cui si lega l'altro, ben più radicale, che queste pagine di Fogu, e gli episodi da lui risuscitati, hanno il merito di provocare: se sia possibile e come ? dopo la ?bancarotta della rappresentazione storica realista? (p. 121) ? mettere in scena eventi reali nella loro profondità, non inesistenti giornate storiche o rivoluzioni fasciste.


Massimo Mastrogregori