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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La parentesi 1914-1924. Dall'entrata in guerra alla presa del potere: le vie del fascismo. Un esame di bibliografia comparata

Claudio Mussolini

Milano, Baldini e Castoldi, pp. 401, euro 15,00 2002

Questo libro ha una genesi del tutto anomala: l'autore, pronipote del Duce e non storico di professione (è stato a lungo impegnato in politica e ora lavora nell'editoria), racconta di essere partito da una lettera autografa di D'Annunzio a Mussolini di cui per motivi familiari era in possesso, per inoltrarsi nello studio dei volumi di De Felice e poi costruirsi un suo originale percorso bibliografico e storiografico. La parentesi cui si allude nel titolo non è quella costituita, secondo una discussa definizione crociana, dal regime fascista, ma comprende il decennio 1914-1924, quando, secondo l'autore, l'Italia avrebbe avuto l'occasione di vivere non già una rivoluzione di stampo socialista, ma piuttosto una rivoluzione liberale i cui tratti rinviano all'insegnamento di Salvemini, di Gramsci e naturalmente di Gobetti. Purtroppo Mussolini non spiega come e quando quest'occasione si sarebbe concretizzata, né si preoccupa di individuarne i possibili protagonisti. Lascia invece il discorso in sospeso e si lancia in una serie di lunghe digressioni, dove non mancano le osservazioni interessanti (sulla politica estera di San Giuliano, sulle strategie di Cadorna, sul pensiero di Gramsci, sulla fine della repubblica di Weimar, sulla borghesia industriale lombarda e persino sulla struttura urbana di Milano dal Medioevo a oggi), ma risulta impossibile individuare un qualsivoglia filo conduttore. Anche l'?esame di bibliografia comparata? annunciato nel sottotitolo, è tale solo per la varietà dei testi utilizzati, fra i quali spiccano i Vent'anni di politica italiana di Luigi Albertini, mentre mancano, salvo rare eccezioni, i riferimenti alla produzione degli ultimi decenni. Non ha molto senso, per esempio, in un libro che (in apparente contrasto con le sue premesse) finisce con l'occuparsi prevalentemente di politica estera, usare come fonte principale il Manuel historique de politique étrangère di Emile Bourgeois (del 1927); o rivalutare le scelte compiute dal marchese di San Giuliano nell'estate del '14, senza citare nessuno dei molti autori (uno per tutti: Brunello Vigezzi) che a questa rivalutazione hanno proceduto in anni ormai lontani. Non mancano nel libro le inesattezze anche clamorose: l'alleanza franco-russa collegata alla necessità di contrastare la politica di Bismarck (anziché, come sarebbe corretto, all'allontanamento di Bismarck dal potere); Cavour autore della famosa frase sulla necessità di ?fare gli italiani? (che in realtà non fu scritta o pronunciata nemmeno da D'Azeglio, cui comunemente è attribuita); Giolitti ?sagace promotore? dell'affermazione del ?partito cattolico? (un partito della cui esistenza lo statista piemontese avrebbe volentieri fatto a meno). Ma il problema non sta in questo o in quell'errore di fatto. Sta piuttosto in un'impostazione alquanto fumosa e presuntuosa che non riesce a tradursi in un disegno coerente e che dunque riesce difficile persino discutere.


Giovanni Sabbatucci