SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Da Moro a Berlinguer. Il Pdup dal 1978 al 1984

Valerio Calzolaio, Carlo Latini

prefazio￾ne di Luciana Castellina, Roma, Ediesse, 444 pp., € 20,00 2014

Calzolaio e Latini, militanti e dirigenti del Pdup (Partito di unità proletaria) per il comunismo, hanno scritto la prima storia di questo piccola (non superò mai le poche migliaia di iscritti) ma vivace organizzazione, sempre presente sullo sfondo degli avveni￾menti italiani e internazionali tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Le complesse vi￾cende dei gruppi (o parte di essi) che diedero origine al Pdup o che vi confluirono in varie fasi («Il manifesto», Movimento lavoratori per il socialismo, Avanguardia operaia) sono narrate (talora fin troppo dettagliatamente: alle pp. 352-353 troviamo elencati, nome per nome, tutti i centoundici iscritti marchigiani…), in realtà, a partire dal 1969, ma ci si concentra soprattutto, in un racconto scandito per anni, sul periodo che va dal caso Moro (che costrinse tutta la sinistra extraparlamentare a scegliere fra opposizione al sistema e di￾fesa delle istituzioni democratiche) allo scioglimento del partito e alla confluenza della sua maggioranza nel Pci, nel novembre 1984, pochi mesi dopo la morte di Berlinguer che, insieme a Lucio Magri, era stato il principale artefice del «reincontro» (come lo definisce Luciana Castellina nella sua appassionata introduzione). L’analisi è condotta tramite ampi riferimenti al dibattito interno, ai documenti de￾gli organismi e alla pubblicistica (in particolare la rivista «Pace e guerra») e riprendendo esplicitamente una categoria utilizzata recentemente da Aldo Agosti per la sua storia del Psiup, quella del «partito provvisorio», che cioè «si proponeva con la propria organizzazio￾ne e con la propria pratica politica come terreno di sperimentazione di una nuova forma partito, da far crescere nel quadro di un ripensamento complessivo del sistema politico italiano e di una rifondazione dell’intera sinistra» (p. 233). Pur riconoscendo la sproporzione tra ciò a cui si aspirava e quanto venne realizzato, non manca agli aa. l’orgoglio della propria storia. Essi attribuiscono al Pdup alcune novità introdotte nell’agenda politica italiana (dal pacifismo all’ecologismo, con un’attenzione specifica alla questione femminile), pur ammettendo che centrale (e sostanzialmente irri￾solto) restò il problema del rinnovamento delle forme dell’attività politica, delle relazioni tra centro e periferia e – soprattutto – degli altalenanti rapporti con il Pci, tra movimen￾tismo, radicalismo e ricerca dell’alternativa in un periodo nel quale, peraltro, stavano entrando in crisi i partiti tradizionali e la stessa idea di comunismo. Completa il volume una ricca appendice biografica su dirigenti e militanti del Pdup.


Giovanni Scirocco