SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il mito americano nell'Italia della Grande Guerra

Daniela Rossini

Laterza, Roma-Bari 2000

Frutto di una ricerca quasi ventennale, questa esplorazione dei rapporti Stati Uniti-Italia al momento del primo impatto politico diretto offre un'approfondita e stimolante analisi di due mondi incompatibili, costretti a lavorare insieme per offrire una pace all'Europa del sud dopo la grande catastrofe. Tale era la distanza tra le due parti in termini di cultura politica, di capacità analitica dei processi in atto, di mentalità e di moralità, che il fallimento dei loro progetti era inevitabile. Ma se di "vittoria mutilata" si trattò, lo era per Wilson quanto per Orlando, il risultato di uno scontro tra egoismi altrettanto sacri ma di peso politico molto diversi tra di loro. Il testo della Rossini non offre comunque una semplice elaborazione del confronto diplomatico Italia-Usa attorno a Versailles. Nella volontà di offrire la contestualizzazione più completa possibile di questo incontro l'autrice si è avvalsa dei nuovi strumenti della storia internazionale elaborata negli ultimi venti anni negli Stati Uniti. Questi fondono approcci dalla sociologia della cultura, dall'antropologia storica, dalla storia delle mentalità per offrire una lettura articolata dei processi che si mettono in moto quando le nazioni moderne "inter-agiscono" nell'area internazionale. In questa visione i confronti non sono più tra stati e stati, ma tra nazioni e nazioni, società e società, e soprattutto culture e culture. Il testo parte quindi da una discussione approfondita delle "immagini reciproche" prima della guerra, attraversa le rispettive esperienze e idee del significato della guerra, per arrivare ad una dettagliata discussione dell'ascesa di Wilson nella realtà, e nelle menti delle masse e dei politici italiani dell'epoca. Questi erano due mondi profondamente separati e irreconciliabili agli occhi di Wilson, il quale avrebbe preferito di gran lunga aver come interlocutore il primo piuttosto che il secondo, un gruppuscolo di nazionalisti ottocenteschi e reazionari. Anche per questo è stata messa in moto una vasta macchina propagandistica, qui descritta in dettaglio, per spiegare i motivi dell'azione americana alla popolazione italiana. Senza precedenti nella storia nazionale, essa introduceva un'idea di democrazia, partecipazione e di pace organizzata che sconvolgeva i vari Sonnino, Nitti, e Orlando del momento, e nel corso della sua breve ma intensa vita ha conquistato un autentico seguito di massa. Ma neanche la santificazione di Wilson scatenata da questa attività ha potuto sopravvivere alla sua disastrosa politica adriatica, promossa per compensare se stesso e le sue idee per tutte le delusioni impostegli dalla Francia e dalla Gran Bretagna. Come risultato dell'incomprensione completa tra due mondi mentali, il disastro fu facilmente prevedibile, suggerisce l'autrice, e mai è stato del tutto sanato. Autorevole, originale, lucido, il libro è l'unico del suo genere nella storiografia dell'Europa occidentale. Ma per apprezzare in profondità la ricchezza della ricerca, vanno studiate soprattutto le sue cinquanta pagine di note.


David W. Ellwood