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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Vincenzo Cardarelli sindacalista rivoluzionario. Politica e letteratura in Italia nel primo Novecento

Daniele D'Alterio

Roma, Bulzoni, pp. 135, euro 15,00 2005

Negli ultimi anni la produzione storiografica sul sindacalismo rivoluzionario ha rinnovato le interpretazioni ancora diffuse all'inizio degli anni Ottanta. Una delle letture più feconde ha riguardato il rapporto tra il mondo intellettuale dell'Italia d'inizio secolo e l'idea sindacalista, che, in varie forme, affascinò tutta una serie di figure del mondo della cultura, poi approdate ad altri lidi. Il volume in questione sembra seguire questo filone critico e si appunta sulla figura di Vincenzo Cardarelli, negli anni Venti poeta rondista e alieno da qualsiasi rapporto con la politica, ma all'inizio del secolo militante socialista della tendenza sindacalista rivoluzionaria. Per tre quarti il volume rievoca l'attività politica del poeta, nella parte finale ripubblica alcuni articoli del Cardarelli socialista e sindacalista rivoluzionario, apparsi sul periodico «La lotta» e poi su «L'azione». Poiché l'attività di Cardarelli si svolse tra Corneto Tarquinia e Roma, il lavoro è anche occasione per investigare, sia pure brevemente, la situazione del sindacalismo rivoluzionario nella capitale e in provincia. Qui ci sarebbe ulteriormente da scavare, poiché sulla diffusione del socialismo e del sindacalismo rivoluzionario a Roma sappiamo ancora troppo poco. Il percorso di Cardarelli è quello classico, dall'adesione entusiastica al sindacalismo fino alla delusione e all'abbandono di qualsiasi attività politica pochi anni dopo, intorno al 1910. Classico perché intrapreso da diverse altre figure. Tuttavia, diversamente dall'autore, non trarrei conclusioni troppo radicali dal caso Cardarelli, che non mi sembra particolarmente rappresentativo del rapporto tra intellettuali, artisti e politica nell'Italia giolittiana. A dispetto dell'uso che l'autore fa dei nuovi lavori sul sindacalismo rivoluzionario, nella fase finale del suo scritto ci sembrano un po' sorpassate le valutazioni sul rapporto tra sindacalismo rivoluzionario e fascismo, come se, per gli intellettuali, quello fosse l'anticamera per prepararsi spiritualmente a questo. Né basta, per spiegare questo nesso in Cardarelli, utilizzare la categoria della ?disillusione? e ritenere che l'adesione del poeta al fascismo sia stata forgiata dalle categorie politiche apprese nel periodo sindacalista.


Marco Gervasoni