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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Sacro Cuore. Un culto tra devozione interiore e restaurazione cristiana della società

Daniele Menozzi

Roma, Viella, pp. 319, euro 25,90 2001

Con questo libro l'autore, ben noto per gli studi sui rapporti tra chiesa e processi di secolarizzazione in età contemporanea, centra la sua ricerca su un oggetto specifico ? il culto del Sacro Cuore ? e dilata l'arco cronologico da fine Seicento all'attuale pontificato. Il volume si propone di ricostruire il processo di politicizzazione di tale forma di pietà che, nelle diverse fasi storiche, ha incarnato risposte di tipo politico di volta in volta diverse, ma finalizzate alla restaurazione cristiana nella società moderna. Fin dalla sua ?invenzione? ad opera di una monaca visitandina francese, Margherita Maria Alacoque, a fine Seicento, la dimensione politica del culto si esplicita nella sua connotazione ?regale? e monarchica, capace cioè di fornire legittimazione e sacralità alle monarchie, in particolare a quella francese. In seguito, l'identificazione del culto con la Compagnia di Gesù, che lo sostenne e diffuse, rese la devozione protagonista nello scontro politico, e non solo dottrinale e spirituale, tra giansenisti e gesuiti, fino a tramutarsi, soppressa la Compagnia, in vessillo di un'identità religiosa e dei tentativi della sua ricostituzione. La funzione militante antimoderna, antiilluminista e infine antirivoluzionaria del culto si stabilizza nella svolta cruciale tra '700 e '800. Dopo la Rivoluzione, il Sacro Cuore cementa la proposta politica del tutto nuova, e destinata a durare, di un patto tra trono e altare: patto in cui chiesa e papato legittimano la sovranità politica, e questa s'impegna a imporre un ordine cristiano alla società e a contribuire alla realizzazione del progetto intransigente di riconquista cattolica e di lotta alla modernità. Nella seconda metà dell'Ottocento si assiste a un ulteriore slittamento del ruolo politico del culto. Attraverso la proposta del gesuita Ramière, l'insistenza sulla sovranità monarchica cede il passo all'inedito tema della regalità sociale di Cristo. Nasce così una nuova espressione, linguistica e ideologica, che non solo fonda sulla devozione la costruzione di una società ierocratica, in cui la regalità di Cristo implica ?una dipendenza giuridica della comunità politica dalla Chiesa? (p. 115), ma elabora un'ideologia e una prassi politica concreta. Una proposta destinata a trovare riconoscimento solenne prima con la consacrazione del mondo al Regno sociale del Sacro Cuore fatta da Leone XIII, nel 1899, poi con l'enciclica di Pio XI del 1925 che inseriva la festa di Cristo Re nel calendario liturgico. Il libro, originale e fondato su fonti nuove, riflette una concezione laica della storia della chiesa dominata da una prospettiva robustamente storico-politica e induce a riflettere su quanto il rapporto tra religione e ordine politico, oggi al centro dell'attenzione per gli eventi internazionali, non sia altrettanto centrale per quanto riguarda gli studi di storia, in particolare per quella contemporanea. Come l'autore scrive nell'Introduzione, ?la consapevolezza di tale dimensione politica? dei fatti devozionali e religiosi ?tende ad essere rimossa? (p. 7). Ricerche come questa dimostrano la rilevanza per la storia politica tout court degli studi sulla politicizzazione crescente delle pratiche religiose tra l'età moderna e contemporanea.


Marina Caffiero