SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La via portoghese al corporativismo

Daniele Serapiglia, introduzione di LuísReisTorgal

Roma, Carocci, 252 pp., Euro 22,50 2011

Esiste ormai una significativa letteratura in italiano sul Portogallo degli anni tra le due guerre, di cui questo volume fa senz'altro parte. Si tratta per lo più di tesi di dottorato, che hanno il pregio di guardare con attenzione al piccolo paese della penisola iberica senza dimenticare l'importanza dell'evoluzione politica europea negli stessi anni.Il libro di Serapiglia è composto da tre ampi capitoli dedicati rispettivamente al pensiero sociale cattolico in Portogallo, con uno sguardo che parte da fine '800; allo sviluppo di esperienze e riflessioni corporative tra guerra e dopoguerra, nel periodo della crisi dello Stato liberale e, infine, all'analisi della costruzione del corporativismo nell'Estado novo, dall'inizio della dittatura agli anni '40. Tutti e tre i capitoli contengono spunti interessanti di riflessione sul pensiero e le pratiche politiche portoghesi, oltre che sul dialogo transnazionale esistente in particolare con l'Italia e la Francia (oltre che con il Vaticano) sui temi del corporativismo e non solo. Serapiglia sottolinea nel primo capitolo l'importanza del ruolo cattolico nell'accendere un dibattito sul corporativismo, in Portogallo come nei principali paesi cattolici di Europa. L'a. arriva in questo modo a evidenziare la rilevanza delle influenze straniere nel pensiero sociale cattolico portoghese, a partire da quella più nota dell'Action française, ma anche a riscoprire il ruolo di Giuseppe Toniolo, per lo più dimenticato dagli storici portoghesi contemporanei. Nel secondo capitolo l'a. evidenzia la forza della cesura della prima guerra mondiale, illustrando così il ruolo del conflitto nel rafforzamento di ipotesi corporative, che raggiungono una prima realizzazione nel governo di SidonioPaís. Il terzo capitolo approfondisce invece il tema delle istituzioni corporative nell'Estado novo salazarista. Qui le diverse influenze presenti nell'evoluzione dell'Estado novo sono analizzate, individuando tre linee principali: una cattolica, una filofascista e una repubblicana. È un'analisi senz'altro utile, anche se non si può evitare di domandarsi quale fosse la specificità di questa opzione repubblicana all'interno di una dittatura che non si caratterizzava esclusivamente per un elevato livello di elaborazione sul tema del corporativismo, ma anche per una gestione repressiva e violenta del potere e del rapporto con le opposizioni. Tutto questo è intrecciato a una riflessione sui rapporti tra Stato e Chiesa in un paese che dall'instaurazione della Repubblica ha optato per una legge di separazione che influenzerà a lungo i rapporti politici tra cattolici e non.La scelta della divisione della materia in questi tre capitoli permette di rilevare delle continuità storiche tra periodi diversi e non interamente consequenziali, anche se non si può non evidenziare la presenza di alcuni salti cronologici e per certi versi anche concettuali nel volume. Il più notevole è la scarsità di riferimenti alla guerra civile portoghese succeduta alla guerra mondiale, che è invece uno dei luoghi fondamentali per la costruzione di un rinnovato rapporto tra Stato e Chiesa e che ha effetti importanti anche nello sviluppo del corporativismo locale.


Giulia Albanese