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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Camillo Pellizzi. La ricerca delle élites tra politica e sociologia (1896-1979)

Danilo Breschi, Gisella Longo

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 431, euro 22,00 2003

Si tratta dell'esaustiva biografia di una delle più importanti figure di ?intellettuale militante' del Novecento italiano sinora poco studiate. Grazie a un paziente lavoro di ricognizione nelle carte dell'Archivio Pellizzi, conservate presso la Fondazione Ugo Spirito, i due autori non solo ne hanno ricostruito per intero la vicenda intellettuale e politica, ma hanno approfondito alcuni capitoli centrali della storia culturale nazionale, offrendo un ricco contributo alla conoscenza sia di ?spezzoni importanti della vita politica e sociale dell'Italia fascista?, sia della storia della sociologia e della sua ?istituzionalizzazione nel nostro paese?, nonché dei rapporti intercorsi tra ?la cultura italiana e quella inglese? nel periodo tra le due guerre (p. 11). Pellizzi fu infatti uno degli intellettuali di riferimento nel e del fascismo, ricoprì numerosi incarichi universitari e politici in Inghilterra tra il 1920 e il 1939, e nel secondo dopoguerra divenne il titolare della prima cattedra universitaria di sociologia in Italia. La narrazione della storia personale si alterna con quella dell'Italia fascista e repubblicana, con un approccio multidisciplinare capace di cogliere le problematiche principali del Novecento italiano e al tempo stesso la complessità della riflessione del teorico per eccellenza della selezione delle élites, a lungo concentratosi sul nesso tra elaborazione intellettuale e progetto politico. Proprio nell'attenzione al formarsi di una nuova classe dirigente consapevole, capace di condurre una adeguata educazione politica delle masse e nella conseguente priorità assegnata alle tematiche educative, i due autori rintracciano gli elementi fondamentali e di maggiore continuità della biografia intellettuale di Pellizzi. Nella prima parte del volume, particolarmente riuscita, Longo ripercorre la formazione giovanile ? dall'influenza dell'ambiente vociano, alla adesione all'idealismo gentiliano, alla conversione al Cattolicesimo del 1924 ?, passa in rassegna le sue prime opere, scava nelle sue collaborazioni con le riviste dell'intellighènzia fascista (da «L'Italiano» a «Critica fascista»), indaga la sua attività in campo culturale e politico in seno alle istituzioni del regime (si pensi alla presidenza dell'Istituto nazionale di cultura fascista tra il 1940 e il 1943), e più in generale analizza il significato della sua adesione al fascismo. A Breschi spetta poi il compito di illustrare il lavoro di Pellizzi nell'ambito delle scienze sociali tra gli anni Cinquanta e Settanta, quando cioè, grazie a questo pioniere della sociologia industriale e delle human relations, si formò una schiera di giovani studiosi di sociologia, ?i primi cultori in un'Italia fino ad allora ?antisociologica'?, pronti a fare ricerca per le grandi aziende (p. 317). Nel secondo dopoguerra Pellizzi si fece promotore di varie iniziative (dal Centro di studi sui problemi del lavoro alla rivista «Rassegna italiana di sociologia»), le quali confermano anche per questo periodo storico la rilevanza dello studio biografico del personaggio, a fronte soprattutto della mancanza di compiute ricostruzioni storiografiche sugli studi sociologici nazionali.


Chiara Giorgi