SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Dichiarazione d’Indipendenza. Una storia globale,

David Armitage

Torino, Utet, XXXVI-192 pp., euro 22,00 (ed. or. Cambridge, MA, 2007) 2008

Storico delle idee e della loro circolazione transatlantica in età moderna, David Armitage ci offre con questa storia globale della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti un volume tanto sintetico e ambizioso quanto originale e riuscito. Quello di Armitage è infatti un modello di scholarship, nel quale si coniuga con sapienza storia intellettuale, storia atlantica e storia delle relazioni internazionali. La natura globale della Dichiarazione, afferma l’a., emerge laddove la si analizza come evento, come documento e come capostipite di un genere. L’evento era rappresentato dall’affermazione della nascita di un nuovo Stato, la cui sopravvivenza dipendeva in ultimo da un appoggio esterno che gli Usa avrebbero infine trovato nella Francia, con cui ratificarono il trattato del 1778. La dichiarazione d’indipendenza era quindi un atto di politica estera: per «trasformare una guerra civile entro i confini dell’impero in una guerra tra Stati al di fuori di quelli», afferma l’a., era necessario «dare vita a legittimi soggettivi combattenti - gli Stati - partendo da quelli che erano ribelli e traditori individuali» (p. 9).Il documento - un «bricolage testuale» (p. 20) - definiva l’indipendenza come condizione della sovranità. Seguendo Vattel, l’indipendenza e la libertà erano concepite come le premesse della statualità internazionale. Una statualità, questa, che si completava nelle relazioni con gli altri soggetti liberi, gli altri Stati, del sistema internazionale. Per questo, la Dichiarazione d’indipendenza costituì anche una «dichiarazione d’interdipendenza» (p.6), per il tramite della quale «i rappresentanti degli Stati Uniti annunciarono il loro abbandono della comunità transnazionale dell’impero britannico per unirsi alla comunità internazionale degli Stati sovrani indipendenti» (p. 6).La Dichiarazione era dunque una richiesta da parte dei nuovi Stati Uniti di essere ammessi nel mondo. Ma esprimeva anche la volontà di parlare a quel mondo; di orientare le «opinioni dell’umanità» (p. 7); di affermare l’esistenza di una comunità internazionale i cui membri erano uniti da legami profondi, soprattutto commerciali, oltre che dalla necessità di fronteggiare quegli Stati fuorilegge tra i quali la stessa Gran Bretagna fu brevemente inclusa.La Dichiarazione circolò rapidamente fuori dagli Stati Uniti, ma suscitò inizialmente poche reazioni, mentre negli Usa il suo afflato cosmopolita s’affievoliva e si assisteva a una precoce americanizzazione del documento. Con gli anni, però, la Dichiarazione cominciò a diffondersi e la storia della sua ricezione e disseminazione costituisce il terzo elemento che ne ha fatto (e continua a farne) un documento «globale». Nell’ultima parte del volume è quindi analizzato il «mondo di dichiarazioni» (p. 61) che seguì quella del ’76, alcuni esempi delle quali sono riportati nell’appendice. Tradotto molto bene e con un’ottima prefazione di Guido Abbattista, questo volume è un modello di come si possano far conoscere anche al pubblico italiano studi storici originali e innovativi pubblicati all’estero.


Mario Del Pero