SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Armi e diplomazia. L'Unione Sovietica e le origini della seconda guerra mondiale (1919-1939)

David Burigana

Firenze, Polistampa, 456 pp., euro 25,00 2006

L'avvicinamento franco-sovietico, dall'inverno 1932-1933 al patto di mutuo soccorso del maggio 1935, potrebbe essere stato un'illusione della coterie pro-sovietica in Francia, capeggiata da Joseph Paul-Boncour e Pierre Cot e costituita da un pugno di ufficiali/diplomatici. Nel corso del 1933-1934, questi uomini potrebbero essersi illusi che gli approcci sovietici verso l'esercito, la marina e l'aviazione francesi allo scopo di acquisire conoscenze avanzate in fatto di armamenti, fossero un preludio allo stabilimento di una vera e propria Coopération politico-militare in funzione anti-tedesca. In realtà, l'URSS avrebbe potuto aver teso soltanto a ottenere vantaggiose occasioni di conoscenza e di contratti di acquisto di tecnologia militare avanzata, persistendo nella sua tradizionale politica di isolamento e di mani libere. Il perseguimento di un rapporto più stretto con le forze armate francesi, allora, dovrebbe essere ponderato sullo sfondo di precedenti e paralleli rapporti che, dopo il 1929, i bolscevichi intrattennero con numerosi altri Stati europei, all'epoca rinomati per l'eccellenza della loro tecnologia in diversi tipi di armamenti (Spagna, Inghilterra, Stati Uniti, Italia). Il patto franco-sovietico di mutuo soccorso avrebbe poggiato, così, fin dall'inizio, sull'incerta base del carattere essenzialmente strumentale dell'approccio sovietico, interessato soprattutto a sfruttare il potenziale tecnico-militare francese: così come, dall'aprile 1922 (trattato di Rapallo) all'ottobre del 1933 (uscita della Germania dalla Società delle Nazioni), l'URSS avrebbe puntato a trarre profitto dal know-how tedesco, senza una vera devozione alla causa della sicurezza politicomilitare della Germania. Ipotesi interessante, invero, sullo sfondo del problema su chi debba ricadere il mancato perfezionamento delle clausole tecnico-militari del patto franco-russo del 1935: a partire dal marzo 1936 (rimilitarizzazione della Renania), i sovietici avrebbero dimostrato un crescente disinteresse per un sistema di alleanze inteso alla «sicurezza collettiva» in Europa, imperniato necessariamente sulla Francia; e lo Stato maggiore francese, a sua volta, non mostrò mai un soverchio entusiasmo per un'alleanza militare con il bolscevismo.L'idea di partenza è buona, verosimile: ma l'autore non è riuscito a dimostrarla. Troppo poca l'attenzione agli sviluppi politico-diplomatici franco-sovietici nel 1934-1935, quando l'URSS si compromise realmente nella causa dell'anti-revisionismo, entrando nella Società delle Nazioni. Può darsi che l'insuccesso dell'autore dipenda dalla sua difficoltà a maneggiare in modo comprensibile i risultati del suo lavoro di scavo in profondità e della sua innegabile erudizione in materia tecnico-militare; nonché dal suo peculiare stile espositivo, spesso farraginoso e rapsodico. Egli affastella notizie tecniche marginali con altre, invece, essenziali (e ben note?); accavallando confusamente date, avvenimenti, personaggi. In questa confusione si lacera la trama logico-cronologica della trattazione e annega il problema dell'alleanza francosovietica, così come esso è stato inteso finora da una storiografia che Burigana fa mostra di voler liquidare.


Francesco Benvenuti