SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il bosco nelle province venete dall’Unità ad oggi. Strutture e dinamiche economiche in età contemporanea,

David Celetti

Padova, Cleup, 372 pp., euro 18,00 2008

Il bosco, per le rilevanti implicazioni economiche, sociali e, non ultimo, idrogeologiche legate al suo uso, è stato un argomento frequentato non di rado dagli storici e non è un caso che, a livello internazionale, esistano numerose associazioni di storici forestali in cui sono presenti anche studiosi italiani. Nel nostro paese l’attenzione storiografica, ovviamente, ha privilegiato quelle aree con una significativa copertura arborea e dove dunque l’economia forestale ha storicamente assunto una decisa centralità; tra queste certamente il Veneto che, come ricorda l’a., è «uno degli ambienti forestali più rilevanti in Italia» (p. 5).Il testo di Celetti si pone appunto l’ambizioso obiettivo di offrire un’analisi a tutto tondo del bosco delle province venete negli ultimi 150 anni indagandone tutti gli aspetti che direttamente o indirettamente si connettono con la sua presenza. Il libro si divide in due parti: la prima ricostruisce le dinamiche evolutive del rapporto uomo-foresta nel lungo periodo, la seconda invece fornisce, attraverso dati e tabelle, un utile supporto quantitativo. Dopo una descrizione generale delle economie alpine delle province venete tra fine ’700 e inizi ’900 - un modello basato essenzialmente sull’agricoltura, sull’allevamento e sullo sfruttamento del bosco, con un’importante «funzione di cerniera tra il mondo del piano e quello della montagna» (p. 46), e che entrò definitivamente in crisi dopo la Grande guerra a causa dell’incremento demografico e dell’avanzata del mercato e del capitalismo - l’a. focalizza la sua attenzione sul tema forestale.Il punto di partenza è il ’700 per il quale vengono brevemente ricostruiti non solo l’azione normativa a difesa del patrimonio forestale, ma anche i flussi di commercio attivati dal legname che, legalmente o illegalmente, veniva tagliato dalle montagne venete. Più spazio viene invece dedicato alle fasi successive ed in particolare ai decenni che vanno dalla caduta della Serenissima all’Unità - per i quali l’a. ricostruisce il quadro legislativo, inquadrandolo nell’ampio dibattito che si svolse in quegli anni attorno al ruolo e all’importanza del bosco - e al periodo liberale, che, ricorda l’a., si caratterizza per un’intensa attività di studio sullo stato dei boschi, e per vivaci discussioni - tenutesi sia in Parlamento che tra i tecnici forestali - su quali dovessero essere le norme a salvaguardia del bosco e degli assetti territoriali. L’esito finale fu, come noto, la legge forestale del 1877, che, con la sua impostazione liberista, finì, anche in Veneto, con l’accelerare i processi di diboscamento già in atto nei secoli precedenti. Dopo le descrizioni delle enormi distruzioni ai boschi veneti causate dalla prima guerra mondiale, concludono la prima parte due intensi paragrafi sulla dinamica evolutiva del bosco veneto durante il ventennio fascista e sulle trasformazioni verificatesi dal dopoguerra ai nostri giorni.Chiude il libro una corposa raccolta di dati statistico-descrittivi che, divisi per argomenti articolati cronologicamente, forniscono un ricco e minuzioso quadro delle foreste venete e del loro cambiamento nel corso dei decenni.


Walter Palmieri