SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La purpurea meraviglia. Storia del pomodoro in Italia

David Gentilcore

Milano, Garzanti, 268 pp., € 13,00 2010

Il pomodoro è il frutto vegetale più diffuso in Italia, l'italiano medio ne consuma ogni anno circa novanta chili freschi e trenta sotto forma di conserva. Non meraviglia quindi che la storia del pomodoro possa essere raccontata come una storia nazionale. Così infatti ce la narra Gentilcore, senza nessun determinismo, non dando per scontato questo esito, bensì ricostruendone passo per passo il percorso. L'esordio è stentato dopo l'arrivo dall'America appena scoperta: il pomodoro ha impiegato più di trecento anni prima di entrare nelle abitudini alimentari di massa degli italiani. La prima parte del saggio segue questa lunga fase di preparazione segnalando le tracce della sua presenza nelle classificazioni dei testi di botanica, negli erbari, negli orti botanici, nelle cucine delle dimore aristocratiche, nei ricettari medici per le proprietà terapeutiche che gli si attribuivano, nei libri di agronomia. La storia del pomodoro è raccontata in relazione al variare dei modelli della cultura botanica e medica tra '500 e '700, delineando il passaggio progressivo dalla dimensione terapeutica a quella dietetica per approdare a quella gastronomica. A partire dal '700 il pomodoro si è già inserito pienamente nella cultura italiana ed ha anche una diffusa presenza nelle rappresentazioni artistiche. Ma il salto di qualità che lo avvia a diventare cibo nazionale avviene nell'800 con un doppio passaggio: alimentare e tecnologico. Da una parte il felice matrimonio gastronomico con la pasta e con la pizza, dall'altro la sua stretta «associazione con la trasformazione e la conservazione» (p. 262). Il pomodoro diventa «conserva» o «pelato» e viene inscatolato. Si apre cosi il lungo capitolo della storia dell'industria alimentare italiana, dalla Cirio all'Altea, dei rapporti tra il momento della coltivazione agricola e quello della produzione industriale, dei cicli del mercato nazionale e internazionale, nonché della creazione delle diverse varietà, dal Re Umberto al San Marzano, che meglio si adattano al cambiare delle tecnologie e dei gusti dei consumatori. E così il libro si popola di agronomi, dietologi, imprenditori, commercianti, cuochi, poeti e narratori, registi e pubblicitari, contadini frugali, massaie tutrici delle abitudini alimentari nazionali, giovani coppie votate al fast food, che raccontano la storia d'Italia seguendo il filo rosso del pomodoro dalla partenza pionieristica tra '800 e '900, passando dai consumi autarchici del fascismo, per arrivare a quelli di massa del miracolo economico e a quelli transgenici della globalizzazione. Sulle tracce delle migrazioni l'a. ci racconta anche la diffusione di questa cultura alimentare nel mondo e le relazioni socio economiche che uomini, semi e frutti, instaurano tra le due sponde dell'atlantico. Con una impostazione di matrice socio-culturale, attenta sia ai risvolti identitari legati all'alimentazione, sia ai contesti produttivi, con un taglio narrativo che mira all'alta divulgazione, con molta erudizione e qualche ironia, Gentilcore ci offre un frammento di storia nazionale intercalata da gustose ricette a base di pomodoro.


Salvatore Adorno