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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un antifascista tra Italia e Stati Uniti. Democrazia e identità nazionale nel pensiero di Max Ascoli (1898-1947)

Davide Grippa

Milano, FrancoAngeli, 163 pp., euro 18,00 2009

Dopo alcuni decenni di silenzio, gli studi su Max Ascoli hanno recentemente vissuto una stagione fortunata. Il volume di Grippa si inserisce in questo revival presentandosi come una biografia intellettuale, particolarmente densa, imperniata sull’idea di nazione e sul concetto di democrazia, ambedue centrali nel pensiero di Ascoli.Il libro riconsidera, anche grazie a numerose fonti epistolari, il percorso intellettuale e politico dell’ebreo ferrarese, esponente di rilievo dell’antifascismo democratico, emigrato negli Stati Uniti nel 1931 grazie ad una borsa di studio della Rockefeller Foundation.L’a. si concentra inizialmente sull’influenza esercitata dalla filosofia crociana su Ascoli, determinante rispetto al controverso tema dell’identità religiosa. Segue quindi Ascoli a Roma, dopo la laurea in Giurisprudenza con Alessandro Levi (1920), attraverso il quale conosce Carlo e Nello Rosselli, decisivi per l’approfondimento dei suoi interessi politici. Nella capitale, Ascoli frequenta oltre agli ambienti riformisti anche quelli amendoliani, collaborando, in modo saltuario, a «Il Mondo». Poi dal 1923 i suoi contributi a «La rivoluzione liberale» di Gobetti. In quegli anni, Ascoli interpreta il fascismo come una «novità», una discontinuità e, a differenza di Salvemini, considera l’intera nazione responsabile della sua affermazione. Mentre, distanziandosi da Gobetti, accosta fascismo e bolscevismo come distorsioni del processo democratico dovute «all’incapacità delle rispettive classi dirigenti di inserire le masse nello Stato» (p. 56).Socialista e antifascista, dopo le leggi «fascistissime» del ’25-26 comincia a porsi il problema dell’esilio ma si avvia sulla strada di una difficile carriera universitaria. Ad essere indagate dall’a. sono, dunque, le molteplici matrici culturali e le successive trasformazioni influenzate dagli avvenimenti e dai contesti geopolitici entro i quali Ascoli si muove. L’esperienza diretta della democrazia americana, in particolare, rafforza la sua consapevolezza di un’identità nazionale italiana troppo fragile. Negli Stati Uniti mantiene vivi i rapporti con l’antifascismo e in particolare con l’organizzazione Giustizia e Libertà ma dal ’33, dopo aver avuto la certezza di poter rimanere, la sua partecipazione alla vita politica statunitense diventa più intensa. Pur apprezzando enormemente il sistema istituzionale americano, ne critica la società di massa in cui esiste, non tanto l’uguaglianza degli uomini, quanto quella dei comportamenti, oltre a «una maldistibuzione delle ricchezze» che minaccia «la libertà individuale» (p. 111). A metà degli anni ’30 il trasferimento alla New School of Social Research di New York che meriterebbe, di certo, un maggiore approfondimento. Ad un processo di americanizzazione affatto lineare, segue la presidenza della Mazzini Society e la collaborazione con il Dipartimento di Stato americano durante il secondo conflitto mondiale. L’ultimo tornante affrontato nel volume è quello impervio dell’immediato dopoguerra e del passaggio italiano dal fascismo alla democrazia visto dagli Stati Uniti, che scompone il fronte dell’antifascismo all’estero.


Alessandra Gissi