SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il difficile rientro. Il ritorno dei docenti ebrei nell'università del dopoguerra

Dianella Gagliani (a cura di)

Bologna, Clueb, pp. 215, euro 14,00 2004

Frutto del convegno tenutosi presso l'Università di Bologna nel marzo 2002, il volume si inserisce all'interno di quella ricca produzione storiografica dedicata nell'ultimo quindicennio alla persecuzione razziale fascista. Pur non rappresentando ancora uno studio organico e completo sulla questione del ritorno dei docenti ebrei nelle università italiane, gli otto saggi (cui si aggiunge un'appendice che ricostruisce i profili biografici dei docenti ebrei, compresi assistenti, aiuti e lettori, presenti nell'Ateneo bolognese al momento dell'emanazione delle norme antisemite) si propongono di indagare i tempi e le modalità del reinserimento, a guerra conclusa, dei docenti perseguitati e di comprendere i motivi dei numerosi mancati ritorni che si verificarono: solo considerando i 100 professori, fra ordinari e straordinari, licenziati nel 1938 (sui 400 complessivamente allontanati dall'accademia, se si contano anche liberi docenti, aiuti e assistenti), i casi di effettiva reintegrazione postbellica superano di poco la metà, attestandosi a quota 53. E ciò senza considerare il lungo tempo che fu necessario per ottenere il ripristino dei propri diritti, o il fatto che gli ex perseguitati ?scontavano? il ritorno andando spesso ad occupare una cattedra o una sede che, non certo per loro volontà, era diversa da quella forzatamente lasciata. Da una parte agì il progressivo sostanziale svuotamento, prima de jure e quindi de facto, della legislazione varata a favore dei perseguitati razziali, una scelta corrispondente dunque ad una precisa volontà politica dei primi governi postbellici, cui si affiancò, a livello locale, la resistenza dei singoli atenei a ripristinare la situazione ante 1938, sia per ragioni di comodo sia per evitare, affrontando senza ambiguità tale questione, di fare i conti con il proprio rapporto con il fascismo. Le ricerche sulla reintegrazione dei docenti ebrei confermano dunque la validità di un approccio mirato all'allargamento della prospettiva d'indagine sulla stagione dell'antisemitismo fascista anche agli anni successivi alla sua conclusione formale, con ciò mettendo in evidenza l'opportunità di leggere quelle vicende in un quadro più ampio in cui persecuzione e ripristino del diritto risultano elementi inscindibili di una medesima fase storica. Inoltre, poiché le vicende del gruppo ebraico possono spesso costituire la cartina di tornasole per nodi storiografici più complessi, cruciali per l'intera storia del paese e non solo per quella dell'esigua minoranza, approfondire le vicende degli ebrei italiani significa, di fatto, studiare la storia d'Italia. Nel caso specifico, oltre al problema della difficoltà, dell'opacità e della vischiosità nel dopoguerra della piena restituzione dei diritti violati ? e gli ebrei, pur non rappresentando in Italia l'unico caso analizzabile, costituiscono forse un caso paradigmatico ? si aggiunge il non meno problematico tema del rapporto dell'istituzione universitaria e, per esteso, degli intellettuali italiani con il fascismo.


Ilaria Pavan