SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La ?modernizzazione? dell'agricoltura nell'Italia postunitaria 1861-1910. Associazioni, stampa e cultura agraria

Diomede Ivone

Napoli, Guida, pp. 315, euro 23,40 2004

L'autore presenta quest'opera come frutto di una ricerca durata molti anni, prosecuzione di un altro lavoro dedicato all'istruzione agraria, pubblicato circa vent'anni fa, e perciò come risultato di un interesse costante nella sua vita di studioso. Il libro è diviso in cinque capitoli. Il primo è dedicato alle principali associazioni agrarie dei proprietari terrieri, come la Società agraria di Lombardia, quella di Napoli o quella degli agricoltori italiani; il secondo ad alcuni grandi tecnici della taglia, per esemplificare, di Oreste Bordiga, Stefano Jacini, Luigi Luzzatti; il terzo alla stampa, in particolare a sei casi di periodici, scelti tra i più importanti, dediti alla diffusione di un moderno sapere agronomico e a uno sforzo di conoscenza delle realtà agricole; il quarto alle istituzioni promosse dal governo per il miglioramento del mondo agricolo, come il Consiglio dell'Agricoltura o lo stesso Ministero di Agricoltura Industria e Commercio; il quinto infine allo sviluppo di alcuni strumenti essenziali per rilevare, controllare, programmare, come la statistica, la contabilità, le biblioteche specializzate. Il lavoro è molto ricco di informazioni su fattori innovativi ritenuti determinanti per la ?rivoluzione? agricola, se e dove essa fu effettivamente tentata, anche se, come l'autore stesso dichiara nell'introduzione (p. 10), non ha ambizioni di completezza. Mancano per esempio pagine espressamente dedicate alla nascita di un organismo strategico come la Federconsorzi. Il libro sembra avere una struttura a schede, come un repertorio, peraltro assai utile e nutrito, piuttosto che un andamento narrativo conchiuso. Si consideri per esempio l'interessante paragrafo sul ?partito? agrario nelle elezioni politiche del 1886. Pressati dalla crisi, gli agricoltori, organizzati dalla Lega di difesa agraria, si mossero in modo unitario, riuscendo a mandare alla Camera novanta esponenti, contro i venti della Legislatura precedente (p. 55). Esponenti provenienti da tutto il territorio nazionale, ma più numerosi al Nord, in rispondenza d'altronde con la mappa dei Comuni iscritti alla Lega stessa, che vedeva un netto dominio del Piemonte e della Lombardia rispetto alle altre regioni, con oltre il 50 per cento di tutti i Municipi membri effettivi della Lega (p. 24). Raggiunta l'approvazione delle tariffe doganali nel 1887, la Lega e il ?partito? agrario si dissolsero. Le condizioni politiche che avevano presieduto a questa vicenda furono superate e con esse il ?partito? agrario, scrive Ivone che chiude così il tema. Resta da riflettere sul pervicace carattere regionale che attraversò l'associazionismo agrario italiano in epoca liberale, la sua natura prevalentemente difensiva, la sua incapacità di formare un fronte misto proprietari-contadini, a differenza di quello che accadeva, in modi diversi, nella Francia e nella Germania di quegli anni.


Giacomina Nenci