SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Adua. La battaglia che cambiò la storia d'Italia

Domenico Quirico

Milano, Mondadori, pp. 383, euro 9,40 2004

Gli storici di professione hanno l'obbligo di tenere nella massima attenzione l'operato di chi mira, diciamo, alla mera divulgazione. In particolare se a promuovere la diffusione delle loro opere sono case editrici dotate del massimo peso editoriale e di penetrazione presso il più largo pubblico. Simili opere infatti finiscono per rappresentare un metro del sentire (di una parte) dell'opinione pubblica, o addirittura per influenzarla. L'autore di questo volume già si era sperimentato, l'anno precedente, con Squadrone bianco (sempre Mondadori) e prepara ? informa la quarta di copertina della rapida riedizione di questo Adua nella collana ?Oscar? ? ?una ricerca sugli aspetti meno conosciuti del colonialismo italiano?. La sua recente ma feconda attività potrebbe insomma dirci qualcosa di come la vicenda dell'espansione coloniale italiana viene oggi ricordata o fatta ricordare. Se ciò corrisponde a verità, non mancano le ragioni della preoccupazione. Il volume ha l'ambizione di spiegare cause, modalità ed effetti della battaglia del 1° marzo 1896, ma anche il clima dell'Italia liberale, nonché forse un immutevole carattere degli italiani. La scrittura è fluida e il volume è costruito per metà con la presentazione di alcune dramatis personae (Menelik II, Crispi, Baratieri, l'esercito italiano del tempo), per l'altra metà con la ricostruzione della battaglia. Senza note, con non molte citazioni, il volume riporta alla fine una lista di opere utilizzate da cui sono escluse quelle di Angelo Del Boca (e di altri); non ci sono opere in lingue straniere significative; in generale la bibliografia sembra arrestarsi agli anni Quaranta (con pochissime eccezioni). Ma lasciamo la parola all'autore. Le figure di esploratori che coinvolgono l'Italia in Africa? Gente come Antinori, ?matto coraggioso e appassionato?. Il ministro degli Esteri Mancini? ?timidissimo?. Crispi? ?energia leonina e certezze da profeta?. Baratieri? ?ambiguo?, ?che cerca medaglie?. Gli ufficiali di cui deve servirsi Baratieri? ?incapaci o non allenati?. I combattenti italiani? ?sfortunati soldati? (che però non combattono più come nel Risorgimento, ?epopea mirabile?, ?tempi in cui per conquistare una posizione si prodigava la vita propria e degli altri?). I combattenti etiopici? ?davvero uomini barbari?, ?come formiche?. ?Il grande difetto? italiano? ?il garibaldinismo?. Menelik II? ?primitivo sovrano medievale?, ?selvatico imperatore?, tutto ?ferocia e astuzia volpina?, ?astuzia e serpentesca volontà di avvolgere e soffocare qualsiasi nemico?. I suoi ras? ?despoti capricciosi e rapaci?. Taitù? ?menade della nostra disfatta?. Ligg Iaus? ?psicopatico crudele, rovinato dalla sifilide e dall'alcol?. Adua, quindi? ?un grande complotto internazionale a nostro danno?, ?soffocò sul nascere la possibilità che l'Italia diventasse, seppure in ritardo, una potenza? come le altre: ?poteva farlo?, ma fu sfortunata. Segno dei tempi! Sono questi i casi in cui davvero è difficile non chiedersi: perché un altro volume?


Nicola Labanca