SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il «grande gioco» del genocidio. Imperialismo, nazionalismo e lo sterminio degli armeni ottomani

Donald Bloxham

Presentazione di Marcello Flores, Torino, Utet, XVI-383 pp., Euro 24,00 (ed. or. 2007

Questo volume è uno dei più recenti e originali contributi alla ricerca sullo sterminio degli armeni ottomani, dedicato non solo al genocidio - che pure l'a. ricostruisce e tenta di reinterpretare - ma anche, se non soprattutto, al suo contesto internazionale, ricostruito facendo uso di fonti primarie (non però di quelle ottomane). Esso si segnala per l'acutezza delle sue analisi più che per la novità delle scoperte, anche se non tutte le sue proposte interpretative sono ugualmente convincenti.Il libro si apre con due capitoli che propongono un'interpretazione del genocidio alla luce dell'interazione politica tra l'Impero ottomano, i nazionalisti armeni e le potenze straniere. Bloxham confuta la tesi «intenzionalista» proposta da molta storiografia armena, mostrando come il genocidio sia stato il frutto non di un piano lungamente premeditato, ma di una graduale radicalizzazione della politica ottomana. Quest'ultima viene interpretata in chiave prevalentemente «reattiva» rispetto alle azioni dei nazionalisti armeni e delle potenze straniere, con poca attenzione per il ruolo giocato dalle spinte verso l'omogeneizzazione etnica dello Stato ottomano esistenti all'interno del gruppo dirigente di questo (e dirette non solo contro gli armeni, ma anche contro gli altri cristiani e i musulmani non turchi). Ciò malgrado la prima parte del libro si concluda con un interessante Interludio che esamina il contesto del genocidio, in particolare le persecuzioni di curdi e assiri nel periodo bellico e le guerre nell'Asia minore e nel Caucaso negli anni immediatamente successivi, accennando inoltre al problema curdo nella Turchia dell'entre-deux-guerres. Bloxham sostiene a ragione che, malgrado innegabili continuità, tali eventi non possono essere interpretati come una semplice estensione o prosecuzione delle politiche genocidarie del 1915-1916.La seconda parte del libro, che discute le reazioni e le responsabilità internazionali - in particolare quelle della Germania e dell'Intesa - enfatizza la strumentalità dell'interesse di tutte le parti in causa per la questione armena. Le accuse di complicità nel genocidio mosse alla Germania vengono riesaminate (e in gran parte smontate) in questa luce, mentre viene evidenziato come, dal canto loro, «Inghilterra, Francia e Russia [?] invocavano la questione armena solo per motivi opportunistici» (p. 162). Questa conclusione è, peraltro, difficilmente definibile come una scoperta inattesa, pur essendo frutto di ricerche d'archivio. Preceduta da un nuovo Interludio dedicato ai nuovi problemi delle minoranze sorti nel Vicino Oriente all'indomani del Trattato di Losanna, la parte finale discute il problema del mancato riconoscimento del genocidio armeno: in particolare, nell'ultimo capitolo sono ricostruite le radici della posizione assunta dagli Stati Uniti in proposito. Da ultimo l'epilogo, dedicato alla Geopolitica della memoria, ricostruisce quella che nella presentazione viene definita una «battaglia sul passato» segnalandone opportunamente il legame - stretto e costantemente rinnovato - con l'attualità politica presente e passata.


Antonio Ferrara