SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Ideali, ideologie e modelli formativi. Il movimento dei Pionieri in URSS (1922-1939)

Dorena Caroli

Milano, Unicopli, 238 pp., euro 14,00 2006

L'organizzazione sovietica dei «Pionieri» (bambini e adolescenti) prese vita e forma dietro diverse ispirazioni: lo scoutismo internazionale e la sua filiazione russo-imperiale, l'impulso genuinamente totalitario all'irreggimentazione della società e un residuo filantropismo socialista presso i bolscevichi nei terribili anni della guerra civile. Fin dagli inizi, i dirigenti del movimento (tra i quali Nadezhda Krupskaya, consorte di Lenin, e Anatolii Lunacharskii, commissario del popolo all'Istruzione) si divisero sulla natura dell'educazione che l'organizzazione avrebbe dovuto impartire ai fanciulli. Vi era chi avrebbe voluto che essi fossero cresciuti in un clima di devozione politico-ideologica alla causa del bolscevismo e quelli che, più sensatamente, sostenevano l'importanza del giuoco e dello sport e della socializzazione attraverso di essi al fine della formazione di una personalità adulta equilibrata. Tuttavia, nei primi anni della rivoluzione e per tutti gli anni '20 i veri problemi ai fini dello sviluppo e del funzionamento dell'organizzazione dei Pionieri furono prosaicamente altri: la scarsa attrattiva che la loro organizzazione esercitava presso la popolazione (soprattutto nelle campagne, dove essa era risentito come cavallo di Troia dell'ateismo) e la scarsità dei mezzi che la dittatura proletaria riteneva di poter devolvere alla loro causa. I Pionieri divennero un'organizzazione veramente di massa solo nei decenni successivi al 1945.I Pionieri, tuttavia, cominciarono a divenire organizzazione di massa negli anni '30, al tempo delle drammatiche trasformazioni sociali indotte dalla collettivizzazione forzata e dall'industrializzazione accelerata. In quell'epoca, essi finirono con l'assolvere elementari compiti di assistenza sociale, compatibilmente con i ridottissimi mezzi residuali decisi dai super-industrializzatori a tale scopo. Finì anche che il movimento andò a concentrarsi sulle attività neutralmente educative e ricreative e, in parte, para-militari. Ma Dorena Caroli è andata oltre questa rilevazione. Ella ha messo le mani su di una ricca documentazione d'archivio che include la corrispondenza indirizzata dai Pionieri alla direzione del loro movimento, soprattutto alla Krupskaya (chiamata spesso «nonnina»). Queste lettere rivelano uno stato drammatico generale di tanta parte degli adolescenti sovietici, le cui famiglie soffrivano, si spezzavano o scomparivano sotto i colpi della «rivoluzione dall'alto». Si ricava, così, una visione «dal basso» e per mano delle creature più esposte a queste tremende esperienze, delle conseguenze sociali della collettivizzazione e dell'industrializzazione. L'autrice riproduce larghi brani di lettere dalle quali emerge il conflitto tra tante giovani personalità e un ambiente circostante che sembrava condannarli a un'esistenza di miseria materiale e di frustrazione intellettuale e professionale. Caroli teme che una gran parte di questa drammatica corrispondenza sia rimasta senza esito. In tal modo ella completa, idealmente, il progetto di ricerca concepito dall'inizio della sua carriera di attenta e partecipe ricercatrice delle condizioni di esistenza dei bambini e degli adolescenti nel primo, durissimo ventennio rivoluzionario russo.


Francesco Benvenuti