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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le vie cristiane della sicurezza sociale. Un dibattito fra cattolici italiani 1931-2001

Edoardo Bressan

Macerata, Cuem, 135 pp., euro 14,00 2009

Nel complessivo ritardo storiografico sull’analisi del welfare state italiano il rapporto tra mondo cattolico e sicurezza sociale è uno degli argomenti che negli ultimi anni ha richiamato più volte l’attenzione degli studiosi. Il lavoro di Bressan si inserisce in questo filone e mira a introdurre un’auspicabile e successiva ricerca sul complesso e articolato tema.Il volume è diviso in due parti. Nella prima (Oltre il corporativismo) l’a., dopo aver ricostruito il dibattito storiografico che tra le due guerre porta i cattolici ad interrogarsi sull’esperimento corporativo e sulle politiche sociali avviate durante il regime fascista, per cui preziose si sono mostrate le pagine della rivista gesuita «La Civiltà cattolica», si sofferma sui contenuti della Quadrigesimo anno, enciclica del 1931 che, a quarant’anni dalla Rerum Novarum, ha rappresentato la prima sistemazione organica della dottrina sociale della Chiesa. L’ordine sociale e l’ordine internazionale diventano con essa «elementi inscindibili» (p. 45) per il magistero pontificio, così come esplicita diviene l’enunciazione del principio di sussidiarietà che appare «strettamente legata da un lato all’idea di bene comune, ripresa da Pio XII e poi da Giovanni XXIII, e dall’altro alla solidarietà e al sistema della protezione sociale, nell’ordine interno degli Stati e appunto in quello internazionale» (p. 46).Nella seconda parte (L’uguaglianza dei diritti), Bressan focalizza l’attenzione sul concetto di sicurezza sociale quale punto d’arrivo dell’intero percorso dell’assistenza pubblica. Vengono ricostruite e messe a confronto con cura le posizioni di Fanfani e di La Pira come pure le voci dei protagonisti che hanno animato il dibattito svoltosi nel corso della XXIII Settimana sociale dei cattolici italiani svoltasi nel 1949. In quest’occasione, da un lato, la carità viene giustapposta alla sicurezza sociale «come una risposta ad una diffusa esigenza di giustizia» (p. 93), e, dall’altro, si giunge ad un fondamentale approdo sul piano ideale: l’impegno volto a reintegrare nella «democrazia politica» la «democrazia sociale» appare costitutivo del paradigma democratico, «fondato non sulla contrapposizione ai regimi socialisti o la difesa del sistema occidentale, ma sull’affermazione dei diritti della persona» (p. 99).Con la convocazione del Concilio Vaticano II molte sono state le attese anche nel campo della giustizia sociale. Fra i documenti conciliari ha risposto a tali aspettative la Gaudium et spes, che «si colloca al tempo stesso all’inizio di una nuova fase della storia dell’umanità, segnata - al di là dei facili ottimismi - dall’avvio del processo di globalizzazione dell’economia e da un legame sempre più stretto fra il tema della giustizia e quello della pace mondiale» (p. 106). La riflessione conciliare individua anche il nesso fra solidarietà e libertà dell’azione sociale, orientando i cattolici verso scelte autonome, pur senza depotenziare la convinzione in virtù della quale la valorizzazione della società civile e delle sue espressioni poggiano sulla comune garanzia fondata sui diritti di cittadinanza.


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