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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le relazioni tra il Regno di Napoli e l'Impero di Russia tra il 1850 e il 1860 nelle carte dell'Archivio dei Borbone

Eldo Di Gregorio

Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 187 pp., euro 19,00 2006

Il contributo di Eldo Di Gregorio, docente di materie letterarie nella scuola media distaccato all'IRRE Molise, prende in esame i rapporti diplomatici tra il Regno delle Due Sicilie e l'Impero zarista nell'ultimo decennio preunitario. Il volume si apre con un breve capitolo introduttivo nel quale l'autore traccia le linee guida della politica interna ed estera degli zar Nicola I e Alessandro II in Russia, e di Ferdinando II a Napoli all'indomani del '48 e descrive, servendosi quasi esclusivamente di una letteratura secondaria ben nota, ma ormai datata (Croce, Guardione, Renouvin), l'atmosfera politica carica di tensione e agitazione nella quale si colloca il fitto carteggio oggetto dello studio. Solo a partire dal capitolo successivo, il discorso entra in medias res proponendo una lettura delle relazioni diplomatiche russo-napoletane che individua nel comune carattere assolutistico e nella ritrosia a qualsivoglia apertura in senso liberale dei due regimi l'elemento d'intesa capace di fare dell'uno il modello politico di riferimento per l'altro e di orientare in senso filo-russo la neutralità borbonica in occasione della guerra di Crimea. Una fedeltà all'amico russo, dunque, «non dettata solo da un sentimento di riconoscenza per gli aiuti ricevuti, ma anche perché [?] per Napoli la Russia rappresentava un punto fermo, la garanzia non solo di stabilità, ma anche di sopravvivenza» (p. 99), sebbene l'avvicinamento dell'Impero zarista al Piemonte a partire dai tardi anni Cinquanta suggerisca già prima dell'epopea garibaldina la fine dell'idillio tra i Borbone e i Romanov. Di Gregorio insiste infatti sull'incapacità dei Borbone di leggere il nuovo quadro politico internazionale dettato dal mutare delle alleanze in Europa dopo il conflitto in Crimea, sull'«irresolutezza» (p. 97) di Francesco II rispetto allo sbarco dei garibaldini in Sicilia, e soprattutto sulla coerente lealtà della politica estera borbonica nei confronti di quello che, nei fatti, non è più l'alleato fedele di un tempo, bensì una potenza in declino «tutta dedita alla ricerca di qualcosa che le permetta di restare com'è e di aumentare la sua potenza» (p. 100). Purtroppo, la scelta di ricostruire i legami diplomatici del Regno con San Pietroburgo esclusivamente attraverso i dispacci della Legazione napoletana in Russia conservati presso l'Archivio di Stato di Napoli (trascritti, in parte, in un'appendice documentaria che costituisce più della metà del volume) priva il discorso del punto di vista dell'interlocutore e non consente di capire quanta parte di questa miopia sia da imputarsi proprio al governo borbonico, e quanta non sia invece da attribuirsi all'ambiguo atteggiamento degli zar. Ne deriva un quadro parziale, in cui la complessità delle relazioni tra il Regno borbonico e l'Impero russo risulta appiattita, non solo dalla tipologia di fonti utilizzate, ma anche dall'unilateralità della prospettiva. Un quadro, dunque, capace in fondo, per stessa ammissione dell'autore, soltanto di smentire la vecchia tesi di Giuseppe Berti secondo cui il governo napoletano avrebbe mantenuto costantemente un atteggiamento servile nei confronti di quello di San Pietroburgo (p. 99).


Marco Rovinello