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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il lavoro tra necessità e diritto. Il dibattito sociale nella Francia tra due rivoluzioni 1830-1848

Elena Antonetti

Milano, Franco Angeli, pp. 310, euro 22,00 2004

Il libro in questione si pone, buon ultimo, nella scia di quella storiografia italiana del pensiero politico che ha rivolto una grande attenzione alla vita francese della prima metà del XIX secolo. Il periodo tra la Rivoluzione del luglio 1830 e l'andata al potere di Napoleone III fu in effetti uno dei più pregnanti e ricchi di problemi degli ultimi due secoli, poiché nel corso di pochi anni vide intrecciarsi tra loro fenomeni tipici della modernità. Non a caso questi anni sono oggi all'attenzione anche della storiografia statunitense sulla Francia, una delle più avanzate metodologicamente. Uno dei fenomeni ?moderni? della Francia di questo periodo riguarda il problema della gestione politica della ?questione sociale?. La Francia non era in quel momento la nazione dal proletariato più sviluppato, tuttavia era quella che, sul piano della riflessione teorica e dell'esperienza politica, stava sperimentando strade nuove. Nella Francia in cui nasce il termine socialiste, attorno al 1830, si susseguirono numerosi contributi teorici di rilievo, da quelli di Saint-Simon a quelli di Charles Fourier, da quelli di Louis Blanc e di Victor Considerant a quelli di Pierre-Joseph Proudhon. Tutti presi in considerazione dall'autrice nella prima parte del suo lavoro. Questo si colloca senza dubbio nel filone della storia del pensiero politico, e infatti l'analisi dei testi è sempre in primo piano. Essi vengono tuttavia ben contestualizzati, ed interpretati a partire dalle vicende politiche che caratterizzano quegli anni. Nella seconda parte l'autrice si sofferma in modo particolare sul dibattito costituzionale attorno al tema del ?diritto al lavoro?, che si svolse nel settembre 1848 nell'Assemblea che stava redigendo la Carta costituzionale della Repubblica. Si trattava, nelle elaborazioni di Louis Blanc e di Proudhon in modo particolare, di un concetto chiave, di un diritto che, se introdotto nella legislazione, avrebbe portato, come disse Proudhon nel suo discorso all'Assemblea, ?all'abolizione della proprietà privata?. Era necessario, per citare l'intervento di qualche giorno dopo del leader repubblicano Auguste Ledru-Rollin, ?spingere fino alle estreme conseguenze i principi di libertà, di eguaglianza e di fraternità?. A Proudhon e a Ledru-Rollin rispose un altro autorevole membro dell'Assemblea, Alexis De Tocqueville, il quale paventava nella costituzionalizzazione del diritto al lavoro la via maestra per trasformare lo Stato in uno ?unico grande organizzatore del lavoro?, con il che però sarebbe stata messa in pericolo la libertà individuale. Come si vede, dietro questo dibattito se ne intravedono molti altri che avrebbero caratterizzato i decenni futuri, e non solo in Francia. L'analisi di Antonetti si ferma però prima, con l'introduzione nella Costituzione della figura del presidente della Repubblica eletto a suffragio universale maschile e con la vittoria di Luigi Napoleone. Egli tuttavia, dopo il 18 brumaio, instaurò una dittatura memore del dibattito sul diritto al lavoro, una dittatura attenta a fornire diritti sociali a detrimento di quelli individuali, alla ricerca del consenso dei ceti subalterni e del proletariato.


Marco Gervasoni