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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il bisturi e la toga. Università e potere urbano nella Sicilia borbonica. Il ruolo del medico (secoli XVIII-XIX)

Elena Frasca

Acireale-Roma, Bonanno, 416 pp., euro 25,00 2008

Il libro di Elena Frasca, docente a contratto di Storia moderna a Catania, entra lentamente nel tema, che è quello del «complesso intreccio di relazioni tra università e potere urbano» (p. 87), più propriamente l'Università di Catania come ambito di formazione e anche incrocio obbligato dei nuovi notabili della conoscenza, nel periodo compreso tra il 1799 e l'Unità d'Italia, dunque attraverso diversi regimi, diversi sistemi amministrativi e importanti snodi di tensione rivoluzionaria (a partire dal '99, passando per la Costituzione del 1812, i moti del 1820-21, 1837, 1848 fino al 1860, solo sfiorato). L'obiettivo è quello di illustrare la progressiva affermazione di una nuova élite dirigente «borghese», protagonista delle turbolenze politiche ma anche asse portante del nuovo personale amministrativo urbano, soprattutto del Decurionato cittadino in età borbonica. La punta più avanzata di questa modernità è individuata nel personale sanitario (medici, chirurghi, farmacisti), specie quello legato anche alla docenza universitaria, come categoria che «sembra racchiudere in sé i tratti emblematici [?] di quel cambiamento sociale messo in moto negli anni a cavallo tra Sette e Ottocento» (p. 69).Partendo forse un po' troppo da lontano, l'a. illustra la storiografia sulla città in età moderna e contemporanea, la formazione del sistema dell'educazione superiore nel Mezzogiorno continentale e in Sicilia (con puntate sino al XV secolo), i travagli delle dottrine mediche tra Illuminismo e Restaurazione; più propriamente e in modo puntuale affronta poi l'evoluzione del sistema amministrativo borbonico dal 1817, per arrivare dunque al cuore della ricerca, ovvero una analisi quantitativa e prosopografica dei docenti dell'Ateneo catanese inclusi nelle «liste degli eligibili», e di quelli nominati nelle magistrature cittadine, con particolare attenzione a quelle sanitarie in tempi normali e di epidemia. Nell'ambito di un costante ampliamento della presenza di professionisti e soprattutto impiegati pubblici tra il notabilato cittadino, spicca in effetti il protagonismo di molti docenti dell'Università, anche se i medici, qui assunti come punta di diamante della modernità, non furono gli attori più numerosi tra le nuove figure del potere urbano (prevalevano, come in altre realtà, i laureati in legge).Nel complesso un lavoro stratificato, molto documentato sul piano archivistico (le ultime 150 pagine sono dedicate all'illustrazione delle fonti), che non è esente da qualche ripetizione, eppure, nel suo nucleo centrale costituisce una importante premessa documentaria e analitica per gli studi sulla società, le istituzioni e la politica catanese nell'età della Restaurazione.


Marco Soresina