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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Italia massimalista. Socialismo e lotta sociale e politica nel primo dopoguerra italiano

Elio Giovannini

Prefazione di Gaetano Arfè, Roma, Ediesse, pp. 236, euro 10,33 2001

Merito dell'autore è l'aver tentato di riportare l'attenzione su uno snodo fondamentale per la storia dell'Italia contemporanea, e di averlo fatto provando a rileggere in modo originale l'esperienza del tanto bistrattato massimalismo ?diciannovista?, interpretandolo come frutto di un momento segnato da ?un massimalismo del popolo, prima ancora di quello? del Psi, che si esprimeva ?nella vita di tutti i giorni? (p. 29), nelle innumerevoli e diverse forme di protesta, nel più generale clima politico e ideale: il massimalismo, dunque, come effetto piuttosto che come causa della crisi del dopoguerra. Il progetto è lodevole e animato da passione civile. Ma purtroppo il volume non risponde pienamente alle aspettative. Risente di un'impostazione e di chiavi di lettura piuttosto datate, sorde alle sollecitazioni di una storiografia italiana e internazionale che, magari indirettamente o in modo critico, avrebbero potuto essere messe a profitto: basti pensare agli studi sulla storia di genere o sulle forme dell'azione collettiva. Non riesce a collegare in modo proficuo il piano dell'analisi delle singole vicende ? troppo spesso elencate in lunghi paragrafi dove, in corpo minore, sono censiti moltissimi episodi, con una pazienza encomiabile ma non esente da imprecisioni ? con quello riservato alla riflessione sugli eventi citati, alla lettura problematica delle diverse ondate di lotte e mobilitazioni, al legame indissolubile ma terribilmente contraddittorio tra queste e il Psi, giustamente presentato come ?un sistema, un commonwealth socialista? (p. 126). Organizzato in diciotto capitoli, il libro dopo una rapida introduzione ? che ripercorre in modo sommario e, francamente, ingeneroso più di mezzo secolo di storiografia ?, prende le mosse dagli anni della guerra. Ben sei capitoli sono dedicati al grande conflitto, prima di avventurarsi nelle vicende del 1919 e del 1920 (cinque capitoli tematici per anno), per chiudersi con due capitoli di bilancio e una breve conclusione. In modo tradizionale, vengono parallelamente rievocate agitazioni sociali e lotte politiche; ma se poco di nuovo viene detto sui movimenti che nel 1919 scoppiano in modo ?spontaneo? (p. 28), e meglio organizzata risulta la parte sul 1920, va detto che l'analisi del dibattito politico ?alto? (che coinvolge dirigenti e organismi politici e sindacali) rimane troppo separata dall'analisi dei comportamenti e delle lotte che si sviluppano dal ?basso?, spesso col protagonismo di sezioni e militanti socialisti. Risultano stranamente sottovalutate le vicende di Fiume, quantomeno in base allo spazio ad esse dedicato. Più meditati i capitoli finali, dove vengono toccati temi di grande rilievo (La rivoluzione?; Il soviet e il Comune socialista). Appaiono invece un po' forzati i confronti col 1968-1969. In ogni caso, il volume mostra la necessità di tornare ad occuparsi con nuovi strumenti di quella storia del movimento operaio e socialista che ormai da troppi anni riceve scarsa attenzione, anche se ultimamente non sono mancati importanti segnali in controtendenza.


Roberto Bianchi