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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Chiesa cattolica e Cina comunista. Dalla rivoluzione del 1949 al Concilio Vaticano II

Elisa Giunipero

Prefazione di Agostino Giovagnoli, Brescia, Morcelliana, 254 pp., Euro 18,00 2007

Il volume di Elisa Giunipero fornisce una minuziosa ricostruzione del rapporto conflittuale tra la Cina comunista e la Santa Sede attraverso l'analisi, compiuta sulla base di un'ampia documentazione inedita cinese, della genesi del movimento cattolico «patriottico». Pur facendo uso della bibliografia internazionale di riferimento, prevalentemente concentrata sulla Chiesa cattolica clandestina duramente perseguitata dal 1949 ad oggi, l'a. contesta il postulato secondo il quale il regime guidato da Mao si proponesse sin dagli esordi di distruggere il cattolicesimo in Cina. Senza negare l'esistenza e l'ampiezza della persecuzione dei cattolici, si tenta di contestualizzarne le motivazioni politiche (eccellente la trattazione, corredata da un'appendice documentaria, dell'espulsione dell'internunzio apostolico mons. Antonio Riberi e degli altri missionari occidentali). I comunisti cinesi non avrebbero dunque desiderato la completa scristianizzazione del paese, almeno sino alla seconda metà degli anni '50, ma piuttosto l'affermazione di un movimento cattolico «autoctono» spiritualmente legato al Vaticano ma politicamente asservito allo Stato. L'affrancamento del nuovo cattolicesimo legittimista dalla tutela esercitata dai missionari stranieri avrebbe favorito il superamento delle contrapposizioni ideologiche con il clero, grazie anche alla peculiare compenetrazione di dottrina cristiana, dettato comunista e tradizione sincretica cinese che costituì nei primi anni '50 la base filosofica del Movimento delle Tre Autonomie e successivamente (dal 1957) la principale fonte di legittimazione politica dell'Associazione patriottica dei cattolici cinesi. Soltanto in concomitanza con il cosiddetto Grande Balzo (1958-1961) la politica religiosa del regime maoista conobbe un ulteriore inasprimento: diversi vescovi e centinaia di sacerdoti e fedeli vennero imprigionati e condannati, mentre nei confronti del Vaticano i comunisti cinesi si orientarono verso una politica di totale chiusura.Il paziente e intelligente lavoro di scavo di Elisa Giunipero rende conto del faticoso lavoro di mediazione spirituale e politica compiuto da quella parte del clero che, convinta dell'inutilità della resistenza e del martirio di fronte alla pressione governativa, optò (in forme e gradi differenti) per la collaborazione. Per l'equilibrio e la sensibilità con cui tratta «dall'interno» una materia delicata, senza giudicare a priori ma cercando di capire motivazioni e meccanismi dell'interazione politica fra il regime di Pechino e i cattolici che accettarono di collaborare con esso, il lavoro di Giunipero si inserisce in una nuova stagione di studi comparativi sull'evoluzione del rapporto Stato-Chiesa negli Stati comunisti dell'Europa orientale e dell'Asia. Possiamo solo augurarci che l'a. voglia proseguire le sue ricerche e indagare in un prossimo studio come vennero riavviati i contatti fra la Cina e il Vaticano in seguito al superamento della furia antireligiosa degli anni della rivoluzione culturale.


Stefano Bottoni