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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il ?voto della nazione?. I plebisciti nella formazione del Regno d'Italia (1848-60)

Elisa Mongiano

Torino, Giappichelli, pp. 362, euro 36,00 2003

L'applicazione della procedura plebiscitaria ha avuto un ruolo di rilievo nel complesso processo di formazione dello Stato italiano. L'attenzione degli storici è stata tuttavia scarsa verso quella vicenda, in particolare per le consultazioni popolari del 1848, per quella prassi di voto affermatasi durante il periodo rivoluzionario, applicata durante quello napoleonico, che l'autrice utilmente richiama. Il dibattito sui plebisciti, sulla continuità o meno fra antico e nuovo ordinamento, tra Regno di Sardegna e Regno d'Italia, già sviluppatosi nella dottrina giuspubblicistica postunitaria, da Orlando a Santi Romano, ripreso nei decenni successivi per dare una soluzione alle problematiche relative alla natura del ?procedimento di formazione dello Stato italiano?, non aveva approfondito l'esame delle procedure adottate nelle diverse consultazioni svoltesi nel '48, nel 1859-60, nel '66 e nel '70. Questo costituisce invece il principale filo conduttore della ricerca, ?nell'intento di chiarire i modelli ispiratori e di evidenziarne il rapporto con le regole di voto introdotte per la rappresentanza politica? (p. 5). Di particolare interesse è la ricostruzione dei caratteri peculiari delle consultazioni popolari del 1848, basata sull'esame del diritto di voto, delle disposizioni impartite per lo svolgimento delle operazioni elettorali, delle formule utilizzate nei registri per le sottoscrizioni a favore della fusione immediata con il Piemonte, o per la ?dilazione del voto? o per altre opzioni, utilizzando anche la documentazione archivistica ? purtroppo non completa ? conservata nell'Archivio di Stato di Torino. L'analisi delle ?regole elettorali? definite per l'espressione dei ?liberi voti? nei Ducati emiliani, nella Lombardia e nelle province venete di terraferma e di quelle approvate a Venezia dalla Consulta per l'elezione dell'Assemblea dei deputati consente infatti un approfondimento del tema ?Costituzione e Costituente nel '48 italiano? e della dialettica che caratterizzò allora i rapporti fra liberali e democratici. Le vicende della guerra impedirono la realizzazione dei progetti di ?unione? o di ?fusione? che vennero ripresi fra il 1859 e il 1860. Allora, però, le norme definite nei decreti di convocazione per i plebisciti ? rispecchiando nel complesso quelle francesi del 1851 e del 1852 ? configurarono ?vere e proprie? leggi elettorali; si differenziarono dagli atti emanati nel '48, ?nei quali le premesse di ordine politico sul valore ideale del voto e sulle vicende che lo avevano determinato prevalevano nettamente sui contenuti tecnico-giuridici, sia sul modo nel quale il suffragio doveva essere manifestato? (p. 248), fra l'altro con la sostituzione del voto palese con quello, almeno in via di principio, segreto e di schede al posto dei registri. Anche l'analisi delle regole elettorali, delle formule adottate per gli otto plebisciti indetti fra il '60 e il '70, e poi dei decreti di annessione, assumono, e non solo in questa prospettiva, un particolare rilievo: consentono, fra l'altro, una più completa valutazione del processo di formazione dello Stato unitario e del problema storico delle istituzioni parlamentari.


Pier Luigi Ballini