SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Riforme e democrazia. Manlio Rossi Doria dal fascismo al centro-sinistra

Emanuele Bernardi

Soveria Mannelli, Rubbettino, 354 pp., Euro 20,00 2011

Il volume poggia su fonti archivistiche solide ed è ben scritto. Dopo l'introduzione, esso si articola in quattro capitoli, seguiti da un epilogo e da un'appendice documentaria, in cui spicca una lettera di Rossi Doria a Togliatti dell'ottobre 1947 (pp. 329-332). Rossi Doria ricorda al segretario comunista le modalità del suo distacco - «sospensione (non espulsione)» - dal Pci nel 1939, chiedendo che Di Vittorio «smentisca formalmente» frasi pronunciate a proposito di una sua presunta «espulsione per indegnità» in seguito a errori e debolezze, secondo il leader della Cgil dimostrate nel 1930 in corrispondenza dell'arresto. La parte centrale del volume è la più ricca e convincente: l'a. affronta il percorso di Rossi Doria durante la ricostruzione, partendo dal lancio del piano Marshall e, passando per la riforma agraria, arrivando ai viaggi da lui compiuti in Usa, Messico e Brasile nel 1951-53. Il primo capitolo affronta, sinteticamente, gli anni della formazione tra cattolicesimo e comunismo (centrale, in questa fase, il rapporto con Emilio Sereni); il carcere, che costituì un'occasione di apertura al liberalismo attraverso la lettura di Einaudi e Croce; il distacco dal Pci e l'adesione al Pda, che coincise con l'impegno per il federalismo; l'immediato secondo dopoguerra e l'abbandono della politica militante a vantaggio della «politica del mestiere». Sono questi gli anni di un forte impegno per il Sud, vissuto da tecnico deciso a collaborare con il governo De Gasperi e, da economista dello sviluppo a stretto contatto con l'amministrazione Truman e la Banca mondiale, a «influenzare l'assegnazione dei fondi Erp e il loro impiego a favore del Mezzogiorno secondo piani regionali studiati in coordinazione con la Svimez» (p. 11). Rossi Doria, da un lato, concentra i propri sforzi sulla riforma agraria in Calabria il cui esito, nel periodo in cui nasce la Cassa per il Mezzogiorno, finisce però per non soddisfarlo. Dall'altro, da sempre attento alla difficile condizione dei contadini, egli guarda oltre confine per comprendere le dinamiche socio-economiche e culturali che caratterizzano gli scenari europei e statunitensi. Questa tendenza dimostra una duttilità di pensiero non comune e una costante esigenza di studiare per apprendere le novità tecnico-scientifiche, elemento fondamentale per la promozione di uno sviluppo che, se affidato solo a istanze ideologico-politiche prodotte dagli schieramenti determinati dalla guerra fredda, era per lui destinato a rimanere incompiuto. L'unico limite del libro consiste nel non aver affrontato a fondo, nonostante l'enunciazione nel sottotitolo, il percorso di Rossi Doria durante l'apertura a sinistra, fino al centro-sinistra «organico» e al suo approdo al Psi, deciso prima dell'unificazione col Psdi. Il «ritorno alla politica», che vide Rossi Doria eletto senatore nel 1968, è trattato in sole 17 pagine e avrebbe richiesto uno scavo maggiore, con una ricerca a parte che si configurasse come la continuazione di un volume forse da concentrare esclusivamente sulla formazione, sul fascismo e gli anni della guerra, sulla nascita della Repubblica e sul centrismo.


Andrea Ricciardi