SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il Ministero Saracco. Un governo liberalconservatore dalla crisi di fine Ottocento all'età giolittiana

Emilio Falco

Milano, FrancoAngeli, 234 pp., Euro 22,00 2007

L'accurata ricerca di Emilio Falco è l'esempio di un rinnovato, sebbene ancora episodico, interesse storiografico per la fase liberale della storia italiana. In questo caso, l'attenzione è focalizzata sul momento, spesso considerato come semplice transizione, che va dalla crisi di fine secolo all'età giolittiana e che vede come protagonista il governo del liberalconservatore Giuseppe Saracco.Cosa spiega la scelta di un tema e di un momento tanto sottovalutato da sfiorare il disinteresse della storiografia?Sicuramente una ragione sta nell'idea che, sebbene solitamente Saracco appaia una figura poco carismatica e il suo un esecutivo il cui compito principale - se non esclusivo - era quello di favorire la ripresa della normale attività parlamentare dopo il periodo critico della reazione e dello scontro sociale, le condizioni della società italiana di inizio secolo non davano, come sostengono molti, come risultato diretto l'inevitabilità dell'ascesa di Giolitti (ministro dell'Interno nel governo Zanardelli) nel febbraio del 1901.Il ritratto che emerge dalla ricerca - che incrocia fonti di archivio e documenti diplomatici con la vivacità della stampa e dei commenti politici coevi - restituisce, dunque, un'immagine di mesi tutt'altro che caratterizzati da immobilismo politico e orientati alla fatidica attesa del successore «di carattere», con un Parlamento più variegato di quello semplicemente scisso tra i seguaci dei due più probabili successori, ossia Giolitti da una parte e Sonnino dall'altra (cfr. I pretendenti alla successione). Su questo sfondo, anche alcuni avvenimenti noti come le elezioni politiche del giugno 1900 o l'assassinio del re Umberto I nel luglio dello stesso anno, prestano il fianco ad una lettura diversa. Se, ad esempio, è vero che repubblicani e socialisti esprimono una forza nuova nel costituendo Parlamento, non è altrettanto sicuro che questo si sia tradotto in un incondizionato appoggio alla linea politica Giolitti-Zanardelli (come dimostra l'episodio dell'elezione della Commissione dei quindici, p. 190 e ss.). Inoltre, come spiegare la sopravvivenza del ministero all'attentato di Monza se non considerando che per molti autorevoli capi dei gruppi parlamentari e persino per il nuovo re, Saracco era la giusta quanto auspicabile «via di mezzo» politica?Pressoché sconosciuta è poi l'attività di governo che, nei pur brevi mesi che vanno dal giugno 1900 al febbraio 1901, segue le linee di un disegno politico conservatore ma non reazionario, che guarda alla conciliazione sociale pur non assecondando le istanze del movimento operaio. Cruciale soprattutto perché è questa che determina l'inizio della fine: furono le dimissioni del ministro del Tesoro Rubini ad aprire la crisi dell'esecutivo, aggravata poi dal dibattito provocato dallo scioglimento della Camera del Lavoro di Genova e al conseguente sciopero generale che decretarono la fine dell'esperienza.


Francesca Canale Cama