SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il fascino del persecutore. George L. Mosse e la catastrofe dell'uomo moderno

Emilio Gentile

Roma, Carocci, 176 pp., Euro 18,50 2007

Nel contesto storiografico italiano Emilio Gentile è stato certamente fra i primi ad accogliere e seguire la lezione storiografica e metodologica di Mosse, in particolare in Il culto del littorio (1993), una bella ricostruzione della natura e della efficacia delle liturgie del fascismo. Così non sorprende che in questo suo nuovo libro Gentile tracci un profilo intellettuale di Mosse. Il libro, che è accurato e scritto con acuta partecipazione, non si limita a ripercorrere il contenuto delle principali opere storiche di Mosse, ma - ove necessario - allarga lo sguardo anche a saggi relativamente minori, oltre che alle versioni inedite delle lezioni che Mosse tenne all'Università dell'Iowa così come ad altri documenti conservati nella George L. Mosse Collection, presso il Leo Baeck Institute di New York.Al centro dell'attenzione di Gentile c'è il lavoro incessante di ricostruzione e interpretazione che Mosse ha dedicato al nazismo e al fascismo. Alla base di questo percorso di studio ci sono - com'è noto - dirette e dolorose esperienze di vita attraversate da Mosse e dalla sua famiglia, come da molti milioni di ebrei europei: e il titolo del libro intende alludere proprio al carattere intensamente autobiografico del contributo di Mosse alla storiografia.Se la propria esperienza personale è ciò che motiva Mosse nella scelta dei temi che lo hanno reso famoso, tuttavia questo retroterra non ne condiziona affatto le analisi: ciò che c'è di straordinario nei suoi lavori è infatti un'ammirevole capacità di mantenersi distante dai giudizi di valore, anche quando affronta gli aspetti più eticamente repulsivi dell'esperienza nazista: «Alla sua opera di storico del nazismo e del fascismo - scrive giustamente Gentile - [Mosse] non volle dare mai il carattere di una inquisizione polemica retrospettiva o di una requisitoria morale» (p. 11).Del tutto convincente è poi il riconoscimento della capacità di fascinazione che nazismo e fascismo ebbero su una vasta massa di persone in Germania e in Italia; si trattò di una forza comunicativa condensatasi attraverso processi di lungo periodo che contribuirono a costruire i materiali simbolici, le formazioni ideologiche, le pratiche liturgiche su cui si fondarono i totalitarismi del XX secolo, un aspetto del lavoro di Mosse che Gentile ripercorre con grande competenza.Il libro si concentra soprattutto sul Mosse storico del nazi-fascismo novecentesco, e lo fa in modo ineccepibile ed estremamente efficace. Con ciò restano forse un po' troppo in ombra i contributi dedicati all'analisi del rapporto tra sessualità e nazionalismo o all'idea di mascolinità, che - a mio parere - avrebbero meritato un capitolo a parte: in fondo Sessualità e nazionalismo, un libro del 1984, non solo esplora un aspetto centrale delle ideologie nazionaliste, ma anticipa perfino, e con grande intelligenza, temi e metodi della storia di genere, all'epoca ancora in fase di formazione (il saggio di Joan Scott sul «genere» come utile categoria storiografica è solo del 1986!).


Alberto Mario Banti