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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Liberali e democratici alle origini del movimento operaio italiano. I congressi delle società operaie (1853-1893)

Emilio Gianni

Milano, Pantarei, 352 pp., euro 15,00 2006

L'autore di questo volume ha pubblicato in tempi recenti e sempre per l'editore Pantarei due libri (L'editore Mongini e la diffusione del marxismo in Italia (catalogo storico 1899-1911), 2001; Diffusione popolarizzazione e volgarizzazione del marxismo in Italia. Scritti di Marx ed Engels pubblicati in italiano dal 1848 al 1926, 2004) il cui pregio maggiore consiste nella ricchezza documentaria sorretta da particolare cura e acribia filologica. Per molti aspetti l'opera in questione si pone sulla stessa linea, ma il volume rovescia gli equilibri tra parte filologicodocumentaria e saggio introduttivo. In questo caso il saggio introduttivo assume una rilevanza quantitativa che era assente nei precedenti lavori. Il libro si propone come una coniugazione del genere «dizionario» con quello «prosopografico » e si propone altresì come primo di una serie di lavori analoghi su esperienze omogenee. Non quindi movimento operaio in generale bensì analisi (dizionario-prosopografia) sui singoli settori con forte connettivo comune. In questo caso su liberali e democratici. Le voci biografiche censite sono 203. Praticamente la quasi totalità dei dirigenti delle società mutualistiche ed operaie dalle loro origini fino alla crisi del mazziniano Patto di fratellanza. Tale ampiezza permette un'analisi relativamente precisa della stratificazione sociale di quel quadro dirigente. Nel periodo dell'egemonia liberale la prevalenza borghese era nettissima. Gli avvocati rappresentavano quasi il 40 per cento del totale. Molto più mossa la situazione nell'ultima stagione repubblicana delle società operaie italiane quando circa un terzo del gruppo dirigente aveva un'origine piccolissimo borghese ed anche popolare. Completano la parte filologico-documentaria del volume accurate tabelle sinottiche tanto dei congressi che dei dirigenti, accompagnate da cartine indicanti la distribuzione geografica delle società operaie presenti ai singoli congressi nazionali. Come si è detto nel lavoro le dimensioni della parte introduttiva sono tali da configurarsi come elemento essenziale del libro. È certamente interessante il tentativo di delineare una lunga continuità di una «ideologia italiana» che proprio a partire da queste origini liberali e mazziniane avrebbe condizionato a lungo, in maniera non positiva, lo sviluppo del movimento operaio. Nello stesso tempo molti giudizi sembrano risentire fortemente di una battaglia ideologica che si ritiene ancora in corso.


Paolo Favilli