SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Comunità concreta. Le opere e il pensiero di Adriano Olivetti

Emilio Renzi

Napoli, Guida, 157 pp., euro 11,30 2008

L'attenzione per la figura di Adriano Olivetti (1901-1961) è un fenomeno carsico: la biografia di Renzi è la terza, dopo quella che nel 1985 fu stilata da Valerio Ochetto, giornalista Rai al quale furono aperti gli archivi della famiglia e della società; e dopo quella che nel 1962, Bruno Caizzi, dedicava insieme ad Adriano e a suo padre Camillo.Renzi tiene conto sia delle indagini che hanno messo a fuoco la figura di Olivetti nell'alveo degli studi di storia dell'impresa (da quelle di Berta, Gemelli, Sapelli, fino al lavoro più recente di Paolo Bricco), sia di quelle che ne hanno seguito il pensiero politico (pensiamo a Davide Cadeddu). Il filo degli argomenti è cronologico: il libro parte dalla formazione di un giovane ingegnere che entra nella fabbrica paterna negli anni '20; si snoda attraverso il viaggio in America, gli anni dell'elaborazione di una teoria «processiva» della direzione aziendale, dell'antifascismo attivo, dell'esilio svizzero e della riflessione «costituzionale» intorno all'ordine politico delle comunità; si sofferma sugli anni della ricostruzione, così proteiformi nelle direzioni che prese l'azione di Olivetti: dentro la fabbrica, sul territorio e nell'arena politica, quando «Comunità» diventa rivista e movimento. Poi si allunga sugli anni della visione imprenditoriale più squisitamente schumpeteriana: con gli investimenti sull'elettronica e sull'espansione multinazionale dell'azienda di Ivrea. Questo stesso filo tuttavia non si interrompe con l'improvvisa morte di Olivetti nel '61, ma viene dipanato per i successivi decenni per valutarne il legato materiale e culturale: la nascita della Fondazione Adriano Olivetti, il destino della casa editrice e quello dell'impresa, dove si compie più clamorosamente la corruzione degli ideali olivettiani quando la Ing. Camillo Olivetti & C. passa dalla gestione Visentini a quella De Benedetti, a Colaninno, prima con l'Opa su Telecom Italia (nella quale la Olivetti serve da scatola finanziaria) e infine con la successiva acquisizione del gruppo Olivetti-Telecom da parte della Pirelli. È il 2001. Due anni dopo il nome Olivetti è cancellato dal listino della Borsa italiana e oggi il marchio è relegato a poche e residuali produzioni di registratori di cassa. L'«olivetticidio» che Renzi denuncia nell'epilogo richiama strettamente l'interpretazione da lui avanzata dell'agire sociale di Olivetti, il cui perno è rintracciato nella Comunità: una proposta istituzionale di cui il libro ricostruisce la genesi, individua i pochi interlocutori ma soprattutto indica l'essenziale natura di «luogo»: «La comunità è innanzi tutto uno spazio» (p. 49), che aggrega stabilmente popolazione, che può diventare politico e amministrativo e che garantisce efficienza all'azione pubblica. È questo riassetto che sta al centro del discorso ricostruito da Renzi in modo da smontare definitivamente, se ancora ce ne fosse bisogno, l'attributo di utopia che ha per tanto tempo accompagnato molta della letteratura sui temi olivettiani. E ciò senza trascurare le profonde tensioni ideali, morali e religiose di quello stesso discorso, proprio quelle che a Olivetti furono rimproverate come improprie nella loro commistione con il piano politico.


Roberta Garruccio