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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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I beni e la memoria. L'argenteria degli ebrei: piccola ?scandalosa? storia italiana

Enrica Basevi

Introduzione di Amos Luzzatto, Prefazione di Roberto Finzi, Soveria Mannelli (Cz 2001

Come molti altri cittadini italiani considerati ?di razza ebraica?, Enrico Basevi subì, tra le altre persecuzioni, anche la privazione di tutti i suoi beni. In questo caso particolare tra le proprietà razziate vi era una preziosa collezione di argenti. Nel dopoguerra egli cercò di tornare in possesso della sua collezione che era entrata a far parte del patrimonio gestito dall'Arar (Azienda recupero alienazioni residuati bellici). Nonostante l'accertamento del proprio diritto su quei beni il recupero degli stessi si rivelò impresa ardua e complessa, destinata a non andare a buon fine. Nel clima favorevole per questo genere di studi creatosi in seguito alla costituzione presso la Presidenza del Consiglio di una Commisisone di studio attenta a far luce sul tema delle spogliazione e delle restituzioni dei bei dei perseguitati, la figlia si è dedicata a ricostruire la vicenda nell'intento di mettere in evidenza gli strascichi della campagna razziale nell'Italia del dopoguerra. Partendo da quella vicenda peculiare l'indagine si è allargata, travalicando i limiti della particolare esperienza familiare che pure non manca di essere ricostruita con accuratezza, fino ad investire l'analisi complessiva della gestione dei beni ebraici da parte dell'Arar. Quest'ultima era finita, a seguito di vicende per lo più casuali ed impreviste, con il controllare numerosi beni di privati cittadini ma anche di enti, quali per esempio gli arredi sacri dei templi ebraici razziati dai tedeschi e rivendicati nel dopoguerra dalle Comunità israelitiche. Incrociando le carte di famiglia con la documentazione pubblica relativa all'attività dell'Arar e con gli archivi di enti ebraici, la studiosa ricostruisce, mostrando puntiglio e scrupolo filologico, le lungaggini burocratiche e le reticenze mostrate dallpubblico nel restituire i beni sequestrati ai legittimi proprietari. L'analisi evidenzia come, dopo un iter decisamente tortuoso, i beni di pertinenza delle Comunità riuscirono ad essere recuperati, mentre la maggior parte delle proprietà di privati cittadini furono invece vendute all'asta. Questo studio conferma il quadro che sta lentamente venendo ricostruito da più punti di vista: la reintegrazione dei perseguitati nell'immediato dopoguerra dovette scontrarsi con notevoli difficoltà, determinate da una lenta maturazione del quadro legislativo oltre che da una generale insensibilità. Come mette bene in evidenza Roberto Finzi nell'Introduzione, il clima culturale dell'epoca non favoriva certo un sereno reinserimento. Il puntuale scavo della Basevi mette in luce un tassello curioso di una vicenda articolata che attende ancora una convincente ricostruzione d'insieme. Esso testimonia inoltre quanto l'evoluzione delle letture storiche sul nodo della persecuzione e successiva reintegrazione degli ebrei in Italia dipenda direttamente dalla disponibilità delle vittime a gettare uno sguardo critico verso il proprio passato.


Guri Schwarz