SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Cina. La politica estera di un paese sovrano

Enrica Collotti Pischel

Milano, Franco Angeli, pp. 126, euro 10,50 2002

Il volume offre un ampio ed articolato excursus storico circa i principali mutamenti intervenuti nella strategia internazionale della Cina nel corso del Novecento. L'autrice sviluppa la sua analisi imperniandola sul tema della sovranità nazionale e territoriale e sullo sforzo da parte dei comunisti cinesi, a partire dal 1949, di recuperare tale sovranità, perduta a partire dalla metà dell'Ottocento, innestandola nel solco della tradizione imperiale (lo ?Stato di Centro?). Dopo il 1949, gli obiettivi principali della politica estera della Repubblica Popolare Cinese sono identificati nei concetti di unità, sicurezza, sovranità e indipendenza, obiettivi che fanno intravvedere ?una sostanziale continuità prima e dopo la morte di Mao, prima e dopo la morte di Deng? (p. 35). Si tratta di un'analisi largamente condivisibile sul piano generale, ma che mi pare tuttavia ponga in secondo piano gli elementi di discontinuità presenti e non enfatizzi a sufficienza alcuni errori nella strategia internazionale cinese durante il periodo maoista. L'isolamento internazionale cinese delineatosi a partire dagli ultimi anni Cinquanta fu il frutto di scelte ed azioni unilateralmente ostili da parte sovietica, che vennero ad aggravare una situazione già resa difficile dall'ostilità di Washington verso Pechino, ma anche il risultato di scelte politiche (interne ed internazionali) improntate ad una visione radicale e ad una lettura semplicistica della realtà mondiale e delle sue contraddizioni. In tal senso, l'importanza della svolta avviata con la fine degli anni Settanta (apertura al mondo esterno e ricollocazione della Cina al centro delle strategie regionali e anche di quelle globali) appare evidente; essa presenta vari elementi di discontinuità con il recente passato, anche se certamente comune risulta l'enfasi sulla centralità della sicurezza nazionale e territoriale. Diversa è certamente la percezione del mondo che sta dietro alla nuova politica estera dell'ultimo ventennio: una percezione più realistica, ferma ma flessibile, che vede la Cina operare in modo attivo e propositivo (e non più sostanzialmente difensivo) nell'ambito della politica mondiale. E anche diverse sono le possibilità di informazione e di valutazione degli eventi esterni che oggi molti cinesi hanno rispetto a venti anni fa. La televisione di stato esercita tuttora un forte controllo sull'informazione mediatica, ma le potenzialità di accesso all'informazione internazionale (dalla CNN ai siti internet) hanno oggi raggiunto un'ampiezza inimmaginabile e senza precedenti nella storia della Cina. Soprattutto appare diversa e in trasformazione l'analisi di fondo che si riscontra nelle osservazioni e nei commenti degli esperti e dei policy-makers nel campo della politica estera: oggi, a differenza del passato, anche un evento come la guerra in Iraq, così lontano, viene sempre più percepito come un fatto che può avere un forte impatto futuro sugli interessi nazionali. La Cina (ma non solo la Cina) guarda oggi sempre più lontano, oltre i propri confini, oltre le contrastate frontiere terrestri e marittime con l'India, con Taiwan, e con l'inquieto ovest islamico, cercando di capire, come ha evidenziato un esperto come Mark Selden, cosa nascerà dalle ceneri americane dell'11 settembre.


Guido Samarani