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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un secolo di trasformazioni nel Regno di Napoli. Da Bernardo Tanucci a Francesco Ricciardi

Enrica Delle Donne Robertazzi

Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, pp. 262, euro 19,50 2004

Leggere, l'un dietro l'altro, i nomi di Tanucci e di Ricciardi fa subito pensare che il tema del libro sia l'amministrazione della giustizia nel Regno di Napoli tra XVIII e XIX secolo. La ?fortuna? storiografica di Ricciardi è infatti legata principalmente al ruolo centrale che egli ebbe, in età murattiana, nella profonda trasformazione ordinamentale degli apparati giurisdizionali, per mezzo della quale l'indomabile magistratura napoletana fu esautorata dei suoi enormi poteri normativi. Circa tre decenni prima, Tanucci aveva tentato di raggiungere il medesimo obiettivo, imponendo ai grandi tribunali del Regno l'obbligo di motivazione delle sentenze. Enrica Delle Donne, però, si occupa di Tanucci e di Ricciardi non per la loro politica giudiziaria, bensì per la loro politica ecclesiastica, studiando le relazioni tra lo Stato e la Chiesa dal regno di Carlo VII al decennio di dominazione francese. Momenti della storia del Mezzogiorno tra loro molto diversi: da una parte, il riformismo episodico e velleitario dei Borbone, dall'altra, l'organica e risoluta azione riformatrice dei napoleonidi. Tuttavia, proprio sul terreno dei rapporti tra potere laico e potere ecclesiastico la linea di frattura tra le due epoche appare meno marcata. Fu nella lotta contro l'ingerenza giurisdizionale della Santa Sede, infatti, che i Borbone ottennero i più significativi successi sul fronte delle riforme, realizzando, insieme ai propri fini di accentramento statale, le aspettative politiche degli ambienti illuministici, eredi della grande tradizione dell'anticurialismo giannoniano. Il massimo artefice di questi successi, che vanno dall'abolizione del diritto d'asilo nei luoghi sacri alla riduzione dei privilegi fiscali del clero, fino alla clamorosa espulsione dei gesuiti, fu certamente il ministro Tanucci, del quale Enrica Delle Donne ricostruisce in particolare la politica attuata nei confronti delle chiese ricettizie e delle confraternite al fine di sottrarle al controllo della gerarchia vaticana. Si tratta di problemi di storia delle istituzioni ecclesiastiche e religiose che l'autrice aveva già affrontato, con solida competenza, in un suo lavoro precedente, Chiesa e potere nel Mezzogiorno. Ed è un peccato che in questa nuova opera non possano segnalarsi svolgimenti significativi sul piano della ricostruzione storica né progressi visibili nella ricerca documentaria. Vero è che, nella premessa, il lettore è avvertito che ?il volume [?] in parte contiene una ristampa di capitoli già pubblicati [?] e in parte contiene nuove ricerche?. Tuttavia, sarebbe stato opportuno almeno un aggiornamento bibliografico dei capitoli ristampati, considerato il lungo tempo trascorso dalla loro prima edizione. Così come sarebbe stato apprezzabile un ?riassetto? formale dei saggi assemblati nel libro, al fine di eliminare le frequenti ripetizioni letterali (si vedano, ad es., le pp. 19 e 45, 28 e 54, 172 e 195, 204 e 217, 179 e 221). Tutto ciò nulla toglie, comunque, al merito di una studiosa che si conferma capace di raggiungere, attraverso la ricerca sulle istituzioni della Chiesa meridionale, il più vasto orizzonte della storia politica e sociale del Mezzogiorno preunitario.


Dario Ippolito